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Quercianella

IL PAESE
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...dalla Costa Fiorita di Quercianella

a cura di Luigi Ciompi

Edizione Stella del Mare

Livorno, 1991

IL SOGGIORNO DI QUERCIANELLA SUL MARE
UN SERTO DI VILLE E VILLINI


Villino Gilda

Sulla scogliera pittoresca di Quercianella che si delinea ad anfiteatro lungo il poetico Tirreno, in un tripudio di verde e di fiori, e in alto, sul mare, come una vedetta che vigili l’immenso specchio della Riviera Divina, posa, tranquilla e gentile visione, il vaghissimo Villino Gilda, uno dei più graziosi e civettuoli Villini di questa costiera meravigliosa e fantastica, che dona la gioia del vivere, il fervore della giovinezza fiorente e sgombra l’anima e la mente da ogni ombra dell’intensa e fervida vita civile.
Il Villino Gilda è di proprietà del comm. Prof. Giotto Bizzarrini, che, per il maggiore e migliore sviluppo di Quercianella molto si adoprò e si adopra, affinchè diventi un soggiorno sempre più delizioso e ricercato.
Questo villino è un nido di poesia, di grazia e di fascino, confuso in mezzo al verde folto e cupo delle piante circostanti, e dei giardini colmi di fiori e di aromi soavissimi che il Tirreno carezza e irrora d’una miriade di goccioline brillanti, recando il suo respiro vitale e il profumo sano e benefico della salsedine marina.
Esso domina tutto il panorama stupendo del mare da Livorno al monte Argentario, che chiude il magico Arcipelago Toscano, rifulgente lontano nell’azzurro della distesa infinita come un monile leggiadro e fiammante.Il poetico Villino Gilda protende sul mare una lunga terrazza, ideale belvedere da cui si gode il poetico paesaggio marino, la costiera ondulante, frastagliata e bizzarra, i Bagni Paolieri e il Castello del Romito: è cinto da una leggera cancellata che chiude giardini ed aiuole olezzanti e forma una sede di delizia e d’incanto sul mare.
Questo Villino possiede un duplice ingresso uno sul mare e l’altro sulla parte posteriore, prospiciente le colline odorose e la linea ferrata che provenendo da Torino, da Genova, da La Spezia, da Livorno attraversa il dolce paese di Quercianella e lungo la Maremma toscana prosegue verso Roma.
L’ingresso posteriore s’apre sur un grande viale alberato e fiorito, adiacente a uno degli ingressi dello Stabilimento Balneare e si snoda meravigliosamente lungo la costiera, fra le vergini bellezze della natura opulenta, il fascino possente della campagna in fiore e la giocondità del mare, che fanno di Quercianella uno dei più felici e ideali soggiorni estivi, un luogo di riposo dolcissimo ove si temprano le forze dello spirito e del corpo nelle risorse prodigiose del clima e nel lavacro purissimo e fortificante delle onde di quel divino Tirreno che pare accolga e largisca in questo lembo benedetto e tranquillo tutti i tesori e le grazie del suo grembo fecondo.

Villino Lubrano
Il mare è come un bacio alla scogliera
Un bacio lungo e dolce
Che spande come un brivido che molce
Tutte le cose sotto il sol che muore!
Gustavo Pierotti Della Sanguigna.

Lungo la scogliera di Quercianella, sovra un dolce declivio fiorito e quasi lambito dal mare, sorge il bel villino del sig. Antonio Lubrano, una moderna costruzione dalla linea architettonica semplice sobria e piena di grazia gentile. Questo magnifico villino, oltre gli ambienti spaziosi e comodi, possiede amplissime e meravigliose terrazze sul mare d’onde si gode la vista di un panorama stupendo. La terrazza maggiore si protende sul lido incantato di Quercianella ad abbracciare la visione sublime delle isole lontane, fulgenti come gemme di smeraldo, fra l’azzurro infinito del cielo e del mare. Da questa terrazza si ammira lo spettacolo sempre nuovo, sempre grande rivestito di nuova bellezza, di nuovo fascino ridente, il mare immenso, il mare azzurro e divino della riviera tirrena che ondula come una fantastica fascia gigantesca cinta di verde e di fiori sotto la cupola radiosa del cielo purissimo e nel pulviscolo fiammante del sole. Sotto questa immensa terrazza s’apre un salone magnifico, con grandi finestre luminose e con scala estera a due rampe che scendono sul mare soavissimo di Quercianella.

Villino Bonichi

Tra i poggi e il mare, entro un serto di verde copioso intenso, ai piedi del silente Castello del Romito e quasi completamente nascosto nella folta vegetazione si scorge il piccolo e grazioso Villino Bonichi, soggiorno quieto e tranquillo dell’avv. comm. Angiolo Bonichi, Presidente Della Deputazione Provinciale di Livorno. Questo villino semplice e gentile è situato felicemente in una conca verdeggiante e rigogliosa quasi a confondersi e a smarrirsi nell’onda copiosa delle piante e dei fiori che lo recingono da ogni dove, e quasi lo proteggono e lo nascondono negli immensi ciuffi di verde, come in un’onda di velluti e di felpe verdeggianti, dal cui fondo esso ammicca al pari di un nido d’uccelletti in amore. Il poetico Villino Bonichi, asilo di sogno, di dolcezza, di pace, riposa tranquillamente in un abbraccio verdeggiante e immenso di rami, di foglie, di fiori, all’ombra profumata e fresca, al rezzo ristoratore delle piante prosperose, e sogna dolcemente al mormorio soave del mare, che sembra lo culli in un canto d’idillio, lo carezzi e lo baci con le aure vivificatrici del suo respiro possente. Un leggero cancello lo chiude in breve giro e lo stacca dai prossimi villini: la Casetta Bianca, il Villino Corinna e altri con cui forma un gruppo grazioso e gentile, quasi un piccolo fascio di fiori sparsi, fra i poggi roridi e freschi e il mare sonante.
Essi offrono una visione assai grata allo spirito e agli occhi che restano assorti nella bellezza paradisiaca del paesaggio della natura vergine e prospera, del panorama marino,ove tratto tratto passa una barca peschereccia, una vela biancheggiante, che oscilla in lontananza nell’azzurro e nel sole e segue col moto lieve del suo cammino il fiotto carezzevole dell’onda isocrona, il ritmo gentile e il canto suggestivo ed eterno del Tirreno che cinge la terra fiorente in un abbraccio incommensurabile.
E sia che io scenda verso il mare e percorra la riviera fantastica fra gli scogli acuminati, capricciosi, bizzarri, o salga verso i poggi fioriti, verso le colline aulenti, verso i boschi ombrosi, io scorgo sempre il grazioso villino quasi affondato nel verde, lungo il bel mare di turchese, e porto lungamente nell’anima il ricordo della visione gentile, il ricordo di questo piccolo asilo di dolcezza e di quiete.

Villino Corinna
Fra i tanti villini di Quercianella, ricordiamo con piacere il grazioso Villino Corinna dei signori Rosacchi Papanti della nostra Livorno.
E’ un villino semplice e gentile, chiuso da un grande cancello e nascosto nel verde foltissimo della prospera vegetazione che incorona i poggi circostanti e solatii e la riviera meravigliosa di questo paese poetico e suggestivo, che è tutto un giardino rigoglioso, un eden sempre verde lieto di sole, di fiori e di canti soavissimi d’uccelli.
Ai suoi piedi il mare scandisce dolcemente un eterno canto di vita e di gioia e culla i sogni dei mortali felici che godono al rezzo delle piante il riposo meritato che sussegue al lavoro incessante e febbrile della vita moderna, quasi un premio al sacrificio diuturno e alle conquiste della mente e del braccio.
Il Villino Rosacchi Papanti è sereno e tranquillo, poetico e gentile, circonfuso di verde e di fiori, baciato dal sole e dal mare e dalle aure refrigeranti e salutari delle colline fiorite, digradanti in cerchio di bellezza rigogliosa e fresca, a formare il quadro più mirabile della natura prodigiosa e a largire agli uomini le risorse e i conforti possenti di cui é ricca e generosa.

Luigi Gravina (da LIVORNO ESTIVA N°9 del 27 agosto 1919)


LA STRADA DI QUERCIANELIA


A proposito della discussione avvenuta la sera dell’11 corrente al Consiglio Comunale, a riguardo della strada tra Montenero e Quercianella, riceviamo dal signor Fausto Paci, costruttore di detta via, la seguente lettera:
- Mi scusi se approfitto dell’ospitalità del suo giornale per rispondere agli ingiusti apprezzamenti fatti in Consiglio Comunale dai signori Foraboschi e Modigliani a proposito della affermazione fatta a mio riguardo circa la strada di Quercianella.
- Essi affermano che la conclusione del contratto di appalto fu “un affare fatto in famiglia tra l’ufficio tecnico e il sottoscritto.
- Siccome ho l’orgoglio di dichiarare che i miei affari sono stati sempre fatti lealmente, così respingo vivamente l’insinuazione fatta che ritengo ingiuria per me e mi affretto a raccontare come sono procedute le cose.
- Da una Commissione di possidenti di Montenero e di Quercianella fui incaricato di fare un progetto tecnico e finanziario per la detta strada.
- Ciò che feci presentandolo all’on.Sig. Sindaco con lettera 15 giugno 1905 determinando un “forfait” di 36 mila lire.
- In tale proposta dichiarai esplicitamente che la massicciata della strada sarebbe stata “intasata” e “rifiorita” di calestro che trovasi sulla località, e non già di “ghiaia” come erroneamente affermarono i rammentati consiglieri; la qual cosa avrebbe portato una maggiore spesa.
- La mia proposta, con la predetta esplicita dichiarazione, fu approvata dal Consiglio Comunale nella adunanza del 23 dello stesso mese, e riportai, per aver presentata una simile proposta, elogio dal Consiglio stesso sopra la proposta del compianto Dalgas.
- La Commissione Reale confermò l’approvazione del Consiglio.
- Fra le condizioni approvate dal Consiglio e dalla Commissione Reale vi era questa: che il contratto d’appalto doveva stipularsi in base ad un capitolato da redigersi dall’ufficio tecnico il quale naturalmente non poteva prescrivere l’inghiaiamento perchè ciò non era stato stabilito.

- Dopo terminato il lavoro, il transito abusivo di carri carichi etc.. ha determinato l’ufficio di arte a proporre l’inghiaiamento generale della strada, indispensabile per la buona viabilità, ciò che fu approvato nell’ultima adunanza di Consiglio. .
- Ecco come sono andate le cose dalle quali tutti comprendono che non è stato “niente combinato in famiglia” fra me e l’ufficio tecnico.

Fausto Paci
( da “Gazzetta Livornese” 15/16 marzo 1908)


A proposito della strada di Quercianella


Dal signor Ezio Foraboschi
riceviamo la seguente lettera:

Livorno, 17 marzo 1908
Gent.mo signor Direttore,
Mi permetta una breve risposta a quanto ha pubblicato il signor Fausto Paci nella “Gazzetta Livornese” e nel “Telegrafo”, relativamente alla discussione avvenuta in Consiglio 1’11 corr. a proposito della strada Montenero-Quercianella. Quel signore parla di ingiusti apprezzamenti e di insinuazioni ingiuriose che sarebbero state fatte dal collega Modigliani e da me. Ha torto. Nessuno fece insinuazioni di sorta: furono semplicemente constatati dei “fatti” i quali stanno a provare che in quell’affare fu usato dal Comune al signor Paci un trattamento di favore, non consentito dal contratto d’appalto. A forma di quel contratto, il Comune doveva pagare la prima rata annua di L. 6.000 (sull’importo totale del lavoro di L. 36.000) “dopo” il collaudo provvisorio da farsi un mese dopo ultimati i lavori. Invece il signor Paci incassò la prima rata quando la strada non era stata ancora ultimata e quando perciò non poteva essere fatto collaudo di sorta. Un unico collaudo ebbe luogo il 20 gennaio 1908, quattordici mesi “dopo” il pagamento della prima rata, che a rigore di contratto non poteva essere pagata avanti del collaudo. Invece nel febbraio 1908 il signor Paci aveva già incassato la terza rata annua, ed avrà terminato di incassare i suoi danari nel 1911 anzichè nel 1913. Tutto questo senza considerare che i danari gli furono pagati quando non soltanto non era ancora diventato proprietario del terreno sul quale la strada è costruita, ma quando illegittimo proprietario di quel terreno avanzava, nel proprio interesse, pretese di servitù ed obblighi, a carico del Comune, che facevano ai cozzi cogli obblighi contrattuali del signor Paci. Ecco perchè io, nell’interesse dei contribuenti e senza alcuna preoccupazione d’indole personale, affermai che un tal metodo può essere adatto per trattare gli affari “in famiglia”, quando si dispone del danaro proprio; ma che nelle amministrazioni pubbliche, quando si dispone del danaro di tutti, si ha l’obbligo di osservare strettamente e scrupolosamente le forme legali e le disposizioni contrattuali. Si noti che tutto ciò era avvenuto per la costruzione di una strada per la quale il Consiglio aveva deliberato la spesa di L. 36.000 a “forfait”, colla condizione “che il detto prezzo non debba nè possa mai essere suscettibile, per qualsiasi ragione, di alcun aumento” e per la quale invece, 24 giorni dopo il collaudo, l’ufficio tecnico chiedeva L. 8.500 “per completare l’opera”, facendo “cadere dalle nuvole” (sono sue parole testuali) il Sindaco, il quale aveva firmato il contratto convinto che con le L. 36000 il Comune avrebbe avuto la strada completa!
Conto sulla sua gentilezza per la pubblicazione della presente nella cronaca della “Gazzetta” e del “Telegrafo”.

Ezio Foraboschi

(da “Gazzetta Livornese” del 17-18 marzo 1908)


La Pubblica Assistenza in Quercianella


I Promotori del Comitato per l'istituzione in Quercianella di una Società di Mutuo Soccorso avente per scopo di tramutarsi in seguito in Società di Pubblica Assistenza, ha proceduto alla nomina del Consiglio direttivo che è risultato così composto: Presidente onorario Carlo Cucchi; Vicepresidente Antonio Fierabracci; Segretario Francesco D’Ercole; Cassiere Alberto Fornai; Consiglieri Italo Martinucci, Giovanni Bisconti, Priamo Fattori, Orlando Vincenti, Alfredo Martinucci, Antonio Gelichi. Dopo nominato il Consiglio direttivo tutti gli intervenuti all’adunanza dettero piena facoltà al Consiglio stesso di aprire una sottoscrizione volontaria per raccogliere la somma necessaria allo scopo.

(dal “Telegrafo” di venerdì 7 Gennaio 1910)

DISGRAZIA GRAVISSIMA IN QUERCIANELLA NELLA CAVA DELLA CEMENTERIA


In prossimità di Quercianella la Cementeria Italiana esercisce una cava detta di Rogiolo, dalla quale ritrae la pietra per il proprio stabilimento. Da quella cava il materiale viene imbarcato su dei barconi, coi quali viene portato fino allo stabilimento. La pietra della cava viene gettata in un pendio dal quale scende fino ad una grande chiusa costruita in muratura nella quale sono praticate delle porte. Da questi boccaporti, che si aprono a mezzo di un argano, la pietra viene fatta imbarcare nei navicelli. A manovrare la chiusura, era addetto il giovane cavatore Evangelisti Omero di Gabriele, di 22 anni, abitante a Montenero, in Via di Quercianella. Il giovanotto ha sollevato una delle porte coll’argano per caricare un navicello, ma mentre il carico avveniva, sembra che egli sia sdrucciolato ed abbia così lasciato andare involontariamente il manubrio dell’argano. La porta è caduta velocemente e cadendo ha investito alla faccia il disgraziato Evangelisti, colpendolo alla regione orbitaria. Gli si sono prestate le prime cure e quindi si è avvertita la Pubblica Assistenza di Quercianella, che è accorsa sul posto, l’ha raccolto e trasportato fino ad Antignano, ove avvisata per telefono era già pronta una squadra della Pubblica Assistenza di Ardenza che lo riceveva dalla consorella e lo trasportava all’Ospedale.

L’Evangelisti veniva subito visitato ed amorevolmente curato dal medico di turno dottor cav. Pitigliani, il quale riscontrava una ferita da schiacciamento al viso con frattura esposta dell’orbita sinistra e delle ossa nasali. Dopo le cure lo riceveva nell’Ospedale in sala Gauthier, riservandosi la prognosi.

(dal “Telegrafo” di lunedì 19 Novembre 1910)

QUERCIANELLA (Livorno)


Fra Antignano e Castiglioncello, in una deliziosa curva della superba scogliera che si stende alle falde del maestoso castello Il Romito dell’on. Sonnino, sorge un grazioso paesello baciato dal mare e circondato da una folta pineta e da ondeggianti vigneti. Prima che la ferrovia Livorno-Vada fosse inaugurata, Quercianella non esisteva che per una grossa casa dei signori Barontini, situata lungo la strada maestra e per qualche villa appollaiata fra il verde fogliame della collina; ma quando la vaporiera sbuffando, uscendo dalle viscere della terra sotto il tunnel del Romito, portò un nuovo soffio di vita in questa regione, quasi per incanto in pochi mesi sorsero a Quercianella una ventina di eleganti e graziosi villini che sono ora tutti occupati da una colonia bagnante che ama la quiete, la libertà assoluta, la tranquillità indisturbata. Un giovane ardito ed esperto, il signor Giovan Battista Paolieri, coadiuvato dall’intelligente padre suo cav. Angiolo Paolieri, comprò una vasta zona di terreno lungo la scogliera; e cominciò a fabbricare e ad invitare altri amici a costruire ville e villini e già quasi tutti i terreni che avevano un prezzo insignificante sono giunti ad un valore ragguardevole e in pochi anni raggiungeranno cifre rilevanti. Sono in costruzione molte altre villette graziose e civettuole e fino da ieri fu solennemente inaugurata la chiesetta dedicata a S. Anna con l'intervento di Mons. Giani, vescovo di Livorno.

Nel grazioso, piccolo stabilimento balneare, costruito con ottimo gusto dall’amico Paolieri in mezzo ai verdeggianti e fioriti viali profumati da forti gerani e dai robusti oleandri, ho notato varie famiglie fiorentine e diverse signore. Nella lista degli abbonati ho veduto le famiglie Marchionneschi, Bindi, Cioci, Morais, Pecci, la famiglia del cav. avv. Lumachi, la signora Alga Ricci, la contessa Spagnoletti-Porro, la signora Carolina Giani, la nobil signorina Luisa Biondi-Bartolini, il nob. Pietro Giuseppe Biondi, il giovane Mario Salani, il dotto Giuseppe Baldacci e famiglia, le famiglie Ferri, Roli, Pagni e varie altre. Alla Pensione Ferri, inauguratasi questo anno in un elegante villino e diretta con tanto zelo e premura dalla gentile signorina Giuditta Ferri, ho trovato oltre varie persone che ho già notato allo stabilimento Paolieri, il comm. Filippi, la signora Ciatti, la signora e la signorina Newton, inglesi, la signorina Sleyter del Canadà, la signorina russa Komorowska: queste tre signorine forestiere si trovano a Quercianella ove prendono lezioni di canto dalla signora Baldisseri, esimia maestra, che è qui col marito e con la graziosa figlia. La famiglia Baldisseri abita un elegante villino di sua proprietà, ed in quell’asilo allietato dall’arte, si dànno convegno, oltre le citate signorine, la signora Noferini, la signorina Magi, il giovane tenore Giovannetti, altri allievi della signora Baldisseri. Sono attesi alla Pensione Ferri, ove arriveranno domani, per passarvi l’Agosto, l’on. Prof. avv. Enrico Falaschi con la sua famiglia, la famiglia Castagnoli, il Padre Manni delle Scuole Pie e Don Pio Carraresi.

Nelle altre ville si trovano le famiglie Gower, la famiglia del conte Nigra, dei signori Lucchetti, Lubrano, prof. Bizzarrini, Lami, Paolieri che attende pure le famiglie dell’ing. Ponticelli, del prof. Bastianini, del prof. Frontini e di chi sa quanti mai, specialmente se il caldo continua a mantenersi così afoso e soffocante. Insomma a Quercianella, a pochi chilometri da Livorno, si passa una vita deliziosa, senza vane paure e si gode una salute ottima. La prova più bella della buona salute di questa deliziosa scogliera avrebbero potuto fornirla le cento signorine del Regio Convitto delle Mantellate, che hanno qua passato il mese di Luglio. Bisognava vederle alla partenza, come erano tutte belle, rosee, fresche, piene di rigogliosa gioventù e tutte vispe ed allegre come un gaietto sciame di farfalle leggiadre. Le signorine delle Mantellate torneranno anche l’anno prossimo, ad allietare con il loro sorriso e con le loro grazie la scogliera di Quercianella, che amorosamente le attende.
(da “La Nazione” del l agosto 1911)
LA PENSIONE FERRI

La bellissima Pensione Ferri che gode ormai una larga riputazione e una clientela elettissima, innamorata del divino soggiorno di Quercianella, sorge sul maestoso viale Rosolino Orlando di recente costruzione, viale lunghissimo ed ampio, alberato e fiorito, lieto di ombre riposanti e di verdi praterie. La Pensione è posta lungo la ferrovia Roma-Genova e lungo il mare incantevole che ondeggia e canta ai suoi piedi. Il crescente favore e il largo concorso dei forestieri ha reso necessaria l’erezione d’un altro elegante fabbricato adiacente e unito da uno svelto passaggio pensile. Nel visitare la bella Pensione sul mare abbiamo riportata un’impressione di alta soddisfazione per i criteri razionali di distribuzione dei vari ambienti, l’ordine, l’eleganza, la nettezza e possiamo dire la linda bellezza che adorna e domina in ogni sala, salone, camera da letto e in altri ambienti, tutti luminosi, freschi, aereati, da cui si gode la vista del mare, della campagna, delle colline fiorenti e si segue con l’occhio il treno che va verso Genova o verso Roma. Visitando i due edifici collegati della bella Pensione Ferri abbiamo ammirato il salone di conversazione, di lettura e di musica, i saloni da pranzo, vari salottini di riposo e due grandi terrazze aperte sul mare e sulla campagna rigogliosa, visione suggestiva di bellezza sempre nuova, terrazze magnifiche ove si respira l’aria ossigenata e pura dei campi, dei boschi, delle colline e del mare immenso, possente e generoso. Il soggiorno è tranquillo e lieto: la posizione è felice quant’altra mai, l’aria è pura e salutare, il paesaggio è gaio e vario, la tariffa è ragionevole e modesta, onde possiamo dire che la Pensione Ferri offre tutti i requisiti per essere prescelta con soddisfazione da quanti amano conciliare il massimo conforto e la bontà dei doni naturali: mare, bagni, boschi, colline, con le ragioni economiche di ogni borsa.

* * *


In uno stabile prossimo alla Pensione Ferri sulla stessa via litorale abbiamo notato un piçcolo e grazioso caffè all’insegna di Caffè della Stazione. E un comodo ritrovo, posto lungo la linea ferrata e poco lungi dallo scalo ferroviario, con tende, tavoli e piante: un luogo di riposo, di conversazione, di svago pei villeggianti e bagnanti, che vanno a sorbire nelle calde sere estive il gotto di birra refrigerante, il gelato delizioso, la bibita fresca e fragrante e a godere l’effluvio della campagna estesissima e l’aria tonificante del mare.
Luigi Gravina
(da “Livorno nelle sue opere di modernità e di bellezza” Ed. Belforte, 1917)


Da Quercianella
EDUCANDATO PER SIGNORINE


Quercianella 8
In una precedente corrispondenza rilevavo il significativo sviluppo che l’edilizia ha preso in questa nostra importante stazione balneare la cui fondazione, si può dire, risale principalmente al Signor Paolieri. A proposito di progressi debbo oggi aggiungere a quanto scrissi nei giorni decorsi in fatto di edilizia, che l’ampliamento della già villa Gower è di importanza rimarchevole. Il nuovo edificio infatti dovrà ospitare un educandato per cento signorine delle migliori famiglie italiane. Fra pochi mesi esse saranno da noi e Quercianella sarà davvero superba di ospitare tante gentili giovanette alle quali un giorno sarà affidata la missione di madri cristiane d’Italia.

(da “Il Mattino” del 9 maggio 1922)


BAGNI E VILLEGGIATURE A QUERCIANELLA


QUERCIANELLA, 21 agosto - Quercianella, nido di sogni, sorriso di verde e d’azzurro, è troppo piccola quest’ anno per i numerosi bagnanti che vengono a cercare la frescura delle sue limpide acque. Sulle eleganti rotonde costruite dal sig. Paolieri, proprietario del piccolo, grazioso stabilimento che è appoggiato a rocce pittoresche, ombreggiato da boschetti ameni e fioriti, stanno raccolte in liete conversazioni le famiglie Saltini, Bindi, Castagnoli, Cioci, Doccioli, Falaschi, Frontini, Iacobacci, Morais, Marchionneschi, Mazzarelli, Pecci, Ponticelli, Rolii nelle villette più lontane, altri villeggianti godono ozi giocondi: fra loro ricordo i sigg. Baldacci, Baldisseri, Lami, Lubrano, Lucchetti, Sacconi. Cordialità schietta; le giornate volano. Numerosi gitanti abbandonano ogni giorno le graziose casine nascoste nelle pinete, le comode pensioni Barontini e Ferri, e si dilettano d’arrampicarsi pei colli, o vanno nelle lievi barchette in cerca del più ampio respiro del mare o s’indugiano su in alto in allegre merende negli ombrosi recessi dei boschi, o in vista alla meravigliosa linea della costa. Una di queste sere, per i bagnanti, fu preparato uno spettacolo riuscitissimo. Nell’ospitale villa Lubrano, molte bimbe del paese istruite dalla signora Lami e dal M.o signor Ernesto Bini, rappresentarono uno scherzoso “Abrakadabra” . Fra le piccole attrici le due bimbe Lubrano furono bravissime, Anna Barontini cantò una ninna nanna... che non fece addormentare nessuno; la piccola Vincenzina Lami fu un dottorino così pieno di arguzia e di grazia da strappare i baci e gli applausi. Lode ai signori Lubrano che misero insieme la rappresentazione con squisito senso di gentilezza e d’arte, con grande lusso di preparativi e di costume; lode ai maestri così pazienti ed abili. Tali divertimenti si rinnoveranno spesso, nè il buon umore mancherà, ce lo auguriamo, ed ispirerà le solite piacevoli burle delle signorine, ed allieterà i circoli che ogni sera si formano e si deliziano d’ascoltare qualche soave voce femminile, che modula canti e romanze. Ai bagnanti felici il nostro saluto e l’augurio di riprendere il treno più tardi che sia possibile e di tornare alle loro città, coloriti di salute e di sole. (Fritz)
(da “La Nazione” del 21 agosto 1911)

I SERVIZI PUBBLICI A QUERCIANELLA


Ci consta, da ottima fonte, che le pratiche dirette a dotare questo delizioso paese - asilo di salute e di bellezza - del servizio telegrafico, procedono alacremente, cosicchè si spera che prestissimo anche Quercianella - che ha già l’ufficio postale e la ferrovia - potrà essere dotata di questo mezzo di comunicazione.
Anche al problema dell’illuminazione volgono in questo momento le loro cure le autorità competenti.
Noi plaudiamo a questo interessamento delle nostre autorità per lo sviluppo del bellissimo paese che stende la sua riva pittoresca sulla costa labronica, oltre al Romito, nella più incantevole delle posizioni.
Quercianella è ormai in pieno sviluppo. Sulla spiaggia che le pinete ed il mare profumano di effluvi balsamici e salutari, una quantità di villette è sorta già, attorno alla stazioncella ferroviaria che presto dovrà attingere una ben più grande efficienza. Un osservatorio metereologico - cui presiedono il Prof. Bertoni e il Prof. Cassuto - attesta già della importanza che il governo annette a Quercianella per la bontà del suo clima incantevole. Uno stabilimento di bagni, che il proprietario intelligente e operosissimo, sig. G.B. Paolieri, ha circondato di un giardino magnifico e dotato di ogni comfort, costituisce una delle migliori attrattive di Quercianella che ha già tante bellezze di cielo, di mare, di colline, di panorama. Questo paese grazioso, dove l’aria è ottima, la popolazione mite e cortese, il suolo fertile, la vita dolce e serena è destinato ad un grande avvenire. E noi plaudiamo alle autorità che si interessino per esso.
(da “Il Telegrafo” del 27 aprile 1913)


PER UNA STAZIONE CLIMATICA A QUERCIANELLA


L’altro giorno il nostro giornale annunziava la costituzione di una società con l’intento di creare una stazione climatica nel ridente villaggio marino di Quercianella. Siamo oggi in grado di fornire maggiori ragguagli sulla notizia, di cui garantiamo l’esattezza. Gli studi in proposito sono stati promossi da circa un anno da un noto professore concittadino, ed il Governo li ha favoriti concedendo che il R. Ufficio Centrale di Meteorologia e di Geodinamica inviasse gratuitamente gli strumenti e gli apparecchi per l’impianto di una Stazione Udometrica a Quercianella, che col tempo si trasformerà in un vero e proprio Osservatorio Meteorologico man mano che gli studi lo richiederanno. Quercianella ha un’esposizione assai felice ed adatta per una ideale stazione climatica di cura jemale, cioè non è soltanto una zona per bagni estivi, ma può essere con profitto una stazione di cura anche invernale, presentandosi il suo bacino naturale propizio alle esigenze di un ritrovo jemale, ove i sofferenti troveranno, come si dice, l’ambiente adatto ed una temperatura non variabile a sbalzi, per essere difesa dalla tramontana a nord e ad oriente. Data la sua tranquillità, le belle e comode passeggiate lungo il mare e sui monti circostanti, è certo che questo paesello, il quale in poco più di un lustro, da poche case coloniche, conta adesso una ventina di eleganti villette costruite con modernità d’intenti estetici ed igienici, è destinato ad un avvenire promettentissimo.
(dal “Corriere di Livorno” del 10 gennaio1913)

NELL'INTERESSE DELLA METEREOLOGIA


In continuazione al programma che nell’interesse del servizio metereologico il R. Ufficio centrale di Metereologia e Geodinamica di Roma svolge nelle provincie di Siena e di Livorno, ieri mattina il delegato del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio prof. cav. Emilio Oddone, ha fatto una ispezione alla R. Stazione Termoudometrica di Quercianella. Accompagnavano il prof. cav. Oddone il prof. Bertoni ed il prof. Boccara, direttore dell’Osservatorio Metereologico di Livorno. I gitanti furono cortesemente ricevuti dal direttore signor Giovan Battista Paolieri e poterono constatare che gli apparecchi del piccolo osservatorio funzionavano egregiamente e che l’ubicazione della stazione stessa- una vera oasi di verde, circondata dalle ridenti colline da Castiglioncello al Romito- era una delle più felici.

(dal “Telegrafo” del 28 Giugno 1914)

SULLA COSTA TIRRENA A QUERCIANELLA



QUERCIANELLA, 25 (F. P.) - Sono ritornato sul golfo incantevole di Quercianella tutto splendente di sole e profumato di fiori e l’ho trovato gaio, animato da una colonia bagnante che è innamorata ogni giorno di più di questo lembo di paradiso terrestre che i signori Paolieri, padre e figlio, hanno adornato di giardini e di aiuole e dotato di uno stabilimento balneare che non ha nulla da invidiare ai più reputati. Dalle 10 alle 12,30 questa leggiadra insenatura risuona di grida, di canti e di risate, nel resto della giornata ritorna, come la Natura la fece, la località più quieta della terra, il posto ideale dove l’uomo può dimenticarsi di tutte le amarezze civili... Giovedì sera fu inaugurato nel giardino dello stabilimento un grazioso teatrino dove davanti ad un pubblico folto e plaudente (il passo era libero, e tutti i buoni Quercianellesi potevano assistere alla rappresentazione) fu data una riuscitissima rappresentazione a cui presero parte con volontà, brio, intelligenza, signorine delle famiglie Lubrano, Mosti, Lami, Carcassi, Barontini, Pecci... Furono due ore deliziose; il proprietario dello stabilimento aveva provveduto a fare un bell’impianto di illuminazione elettrica; le lampadine tra il verde delle piante sotto i numerosi “berceaux”, nelle grotte bizzarre, facevano un effetto magico; il mare era tranquillo come un olio, il cielo senza una nube; pareva di essere stati trasportati per incanto, nel regno delle fate e delle leggende. Questo teatrino ha una storia, di cui l’origine risale alla famiglia Lubrano la quale soleva procurare sulla terrazza della sua villa questo gradito divertimento; questa volta invece l’attività e l’iniziativa di questa famiglia si sono fuse con quelle della colonia villeggiante, si che, fra tutti a gara, sono riusciti a ottenere un magnifico risultato. Proseguono attivamente le pratiche per la conduttura dell’acqua potabile che scaturisce fresca e abbondante da un monte del conte Rosolino Orlando e che avendo sufficiente pressione potrà salire a tutti i piani delle abitazioni.

Presto avremo il telegrafo perchè i bravi Quercianellesi hanno coperto il “deficit” alla somma voluta dal Ministero e i denari occorrenti sono accantonati a disposizione di quell’impianto. La nuova stazione, per cui tanto lottò anche la “Nazione” sorgerà dove è l’attuale fermata o sarà spostata di pochi, pochissimi metri. Questa, ormai checchè si dice o si faccia, è questione assolutamente esaurita. Rare volte m’è successo di vedere un paese sorgere e prosperare con tale rapidità; non mi ingannavo dunque quando scrivevo che questo cantuccio ignorato e nascosto dal verde e dai fiori in faccia al solitario e ceruleo tirreno, tiepida serra riparata dai venti, asilo tranquillo dove i marosi si spengono mormorando e dove gli usignoli cantano con voce chiara tutte le perle che la luna sgrana sulle acque, è destinato a diventare un’ altra gemma della fulgida collana livornese. E già i fatti mi danno ragione e, oltre i fatti, le persone che elette e numerose, vengono a deliziarsi su questa costa incantata. Non farei che sognare e, per conseguenza godere; ma ricordandomi di essere purtroppo! anche giornalista mi affretto a scrivere, come si usa, qualche nome sul mio taccuino. Se la pece greca non disonorava Baiardo, il “rèportage” non disonorerà me!! Ho notato: l’avv. Lumachi e famiglia, il dott. Luigi Pampaloni (il coltissimo e simpatico direttore dell’Istituto Micrografico Italiano) e famiglia, l’illustre prof. Lorenzo Bardelli e famiglia, il dottor Alfonso Bardelli di Firenze, il cav. uff. prof. Giotto Bizzarrini di Livorno, il dotto Baldisseri e famiglia di Firenze, la signorina Tosi di Castelfiorentino, la signora Pancani di Milano, la signora Benvenuti di Firenze, il simpatico e distinto pittore Alfredo Galli e famiglia di Firenze. Cito così a caso, come mi vengono, naturalmente alla memoria, e se qualcuno mi dimenticherò mi si scusi. Ho veduto talvolta delle signore cadere in deliquio perchè il proto ne aveva sbagliato il nome in un resoconto... Che cosa farebbero se capitasse loro quello che capitò a una della quale l’articolista scriveva: “la signora X, bruna, alta, ma simpatica...”, e apparve stampato: “la signora X, brutta, ma simpatica...”? Certo non basterebbero tutti i sali dell’Inghilterra per farla rinvenire. Per conseguenza, se ho tralasciato dei nomi, non l’ho fatto apposta, mi assolvo da me e... accetto le rettifiche! Anzi, per non imbrogliare, tanto più che è la pura, purissima verità, mi affretto a dichiarare che tutte le signore e signorine che sono quassù e quelle che sono venute di fuori sono bellissime ed elegantissime. Questa è la verità e non teme smentite... altro che di rivali gelose che abbiano avuto la idea infelicissima, degna della più profonda commiserazione, di andare a bagnarsi o a villeggiare altrove.

E, a proposito di bagnarsi, si devono figurare i lettori che, in questo paradiso, in questi Elisi, in questo Eden, perfino il bagnino... si chiama Felice! Ma chiudo la lunga parentesi e torno ai bagnanti, fra i quali si notano, pittoresca nota di sentimento e di colore, le suore e le educande delle Mantellate con la loro Reverenda madre superiora, suor Landi, nella consueta villa di loro proprietà. E inoltre: Avv. Giovanni Sacconi e fam. di Napoli, famiglia Carcassi di Firenze, famiglia Calosi di Firenze, cav. Virgilio Marchionneschi e fam. di Guardistallo, famiglia Soschino di Buenos Aires, Capitano Bandini e famiglia di Firenze, nob.fam. Anteri Marazzani di Parigi, scultore Giusto Viti di Firenze, dottor Beccarini Crescenzi di Siena, cav. Pecci Pasquale e famiglia di Firenze, Niccola Pecci e fam. di Firenze, on. avv. Prof. Falaschi Enrico deputato di Siena, prof. cav. uff. Emilio Falaschi, il celebre ostetrico padre del deputato, avv. Bini, avv. Frontini, avv. Cecchi con le rispettive famiglie, prof. Guatteri e fam., ing. del Croix e signora, famiglie Morais, Cioci, Bindi, Roli, Mosti, Pochini, Salvini tutti di Firenze, contessa Muttoni di Firenze, signora Battagli di Poggibonsi, avv. Sorelli sindaco di Sinalunga e famiglia, sig. Nestore Fontani sindaco di Poggibonsi, rag. Augusto Martini e fam. di Siena, famiglia Mochi ecc… Come si vede Quercianella non è più sufficiente ai desideri di chi vi si vuole stabilire per i tre mesi estivi, ma c’è ancora, grazie a Dio, del terreno fabbricativo... Non so, se l’anno venturo potrò dire lo stesso! Ora però ho scritto abbastanza; la barchetta aspetta i miei amici che vanno sul mare; io, impenitente podista, vo a fare un giro sui monti. Come si vede quassù ce n’è per tutti i gusti; anzi mi dicevano che il signor Giannino (come lo chiamano tutti quassù) era in trattative per stabilire un servizio di aereoplani Quercianella-Parigi. Ma la notizia, a dire il vero, mi pare un po’ prematura.

(da “La Nazione” del 26 agosto 1913)

DA QUERCIANELLA


Il villaggio è lieto perchè sa che tra breve verrà inaugurato l’Ufficio telegrafico, di cui era tanto sentito il bisogno. I residenti in Quercianella hanno raccolto a tale scopo la somma di lire 850 ed il Comune di Livorno ha concorso con lire 500: anche l’impianto del telegrafo può, dunque, dirsi un fatto compiuto.
L’illuminazione pubblica è stata iniziata con tre lampade elettriche, ma è assicurato che tra breve ne verranno impiantate altre tre. Resta a risolvere l’importante problema dell’approvvigionamento idrico e sappiamo che il Municipio se ne sta interessando con tutta la premura.
La banda musicale del Gabbro, diretta dal valente maestro Antonio Fenzi, ha trascorso un’ intera giornata a Quercianella ed ha eseguito, applauditissima, scelte sinfonie. Si spera in una nuova e prossima visita del simpatico corpo musicale.
La graziosa operetta “Ninì” è stata ripetuta a richiesta generale. Nuovo trionfo del maestro Bruno Carbocci, delle signorine improvvisate artiste e del nobil uomo Giovan Battista Paolieri, il quale ha saputo far sorgere nei suoi magnifici terreni un elegante teatrino, in cui la prosa e la musica si sono alternate con grande soddisfazione dei numerosi villeggianti. E giusto l’affermare che il Sig. Paolieri ha portato alla ridente Quercianella un soffio potente di vita nuova e fattiva.
( da “Il Telegrafo” del 4 settembre1913)

L'INAUGURAZIONEDELL'UFFICIO TELEGRAFICO


A NOSTRA COSTA AZZURRA
Quercianella ha registrato ieri solennemente un altro notevole passo avanti nella strada del suo fulgido avvenire; il lavorio fervido e proficuo del buon amico Alfredo Lami in favore del riconoscimento dei meriti veri della terra sua, benedetta dal più giocondo sorriso di cielo, di mare, di verde aulente di pino e di ginepro è stato condiviso con nuovi elementi di tenace fattività, per opera dell’intraprendente proprietario di buona parte di quel lembo incantato della costa tirrena, il sig. Giovanni Battista Paolieri. Dopo la fermata della ferrovia che ha dimostrata la necessità della costituzione di una vera e propria stazione che i quercianellesi vogliono sul suolo della nostra provincia ieri Quercianella ha inaugurato il proprio ufficio telegrafico, col quale è tolta dall’isolamento in cui fino ad ora era condannata. Da quando la ferrovia rese facili i mezzi di comunicazione col ridentissimo villaggio, Quercianella ha progressivamente aumentata la serie delle civettuole costruzioni di villini sparsi sul declivio della costa incantata, che natura protegge dai venti del nord e dell’ est caratterizzandola per una eccellente stazione climatica.

ALL’UFFICIO POSTELEGRAFICO

Invitati cortesemente dal sig. Paolieri, alle 12.32 ci recammo in Quercianella a mezzo della ferrovia. mVisitato l’Ufficio telegrafico nella sede di quello postale al quale è preposto il ricevitore postelegrafico Idilio Bartolozzi, venne spedito il seguente telegramma al Sindaco comm. Targioni Tozzetti, che come è noto trovasi a Roma colle autorità livornesi per affari importanti della città nostra.:
“Comm. Targioni-Tozzetti Hotel Nazionale - Roma
Popolazione Quercianella riconosce efficace interessamento sua Amministrazione comunale per dotare questo villaggio servizio telegrafico, mentre tale servizio inaugurasi, mandale cordiale saluto.
Firmati: Paolieri, Lami, Ferri”
Ma il primo telegramma spedito dall’ufficio nuovo era stato fatto di primo mattino dal sig. Paolieri per chiamare l’amico Alfredo Lami, il quale trovavasi a Livorno presso il figlio suo, ignaro dell’improvvisa disposizione della inaugurazione dell’ufficio decisa dalle autorità postelegrafiche la sera precedente.

LA COLAZIONE

Alle ore 14 in una saletta dell’albergo “La Quercianella” di proprietà del rinomato Pilade Turini venne servita una squisita colazione, offerta dal sig. Paolieri. Sedevano a mensa il cav. avv. Angiolo Bonichi, assessore anziano rappresentando il Sindaco; il comm. Augusto Berti direttore provinciale delle RR. Poste e Telegrafi; il comm. prof. Giacomo Bertoni; il cav. Ugo Santoni direttore dell’ufficio telegrafico di Livorno; il cav. Francesco Rossi, direttore provinciale delle costruzioni telegrafiche e telefoniche di Pisa; l’ispettore distrettuale cav. Angelo Borsini; l’avv. Tullio Sanguinetti, giudice del nostro Tribunale; il sig. Roberto Soschino, possidente di Quercianella; il cav. uff. Alessandro Pozzolini; il sig. Alfredo Lami; il sig. G.B. Paolieri; il sig. Alfredo Ferri di Marradi, costruttore di quasi tutte le costruzioni di Quercianella; il ricevitore postale Idilio Bartolozzi; il sig. Crivellari Giuseppe ed i colleghi Bernocchi e rag. Silvio Scarlatti. Fra la più schietta cordialità allietata dalle piacevoli e svariate narrazioni dell’amico Alfredo Lami in tema di regime igienico col quale sa conservarsi le prerogative dell’età virile, venne consumato un eccellente menù.


IL MENU’

Tortellini al brodo, Spaghetti alla finanziera, Fritto di triglie, Filetto di manzo arrosto, Frutta e formaggio, Dolce, Caffè. Vini: Chianti nero e Marsala. Al termine della succulenta colazione si alzò il rappresentante del Sindaco, assessore Bonichi il quale ringraziando il sig. Paolieri di avere invitato la rappresentanza municipale alla simpatica festa, auspicante al benessere di Quercianella, si disse lieto della rivelazione del bel lembo di terra nostra che per volontà del sig. Lami, del sig. Paolieri, del collega Bizzarrini e di tanti altri volenterosi si avvia a un fulgido avvenire. Il sig. Paolieri rispose ringraziando a sua volta le autorità municipali e postelegrafiche, le prime per il concorso di lire 500, che aggiunte alle 850 offerte dagli abitanti di Quercianella, permisero l’effettuazione dell'impianto, e le altre per tutte le facilitazioni gentilmente esperite per la sollecita esecuzione. Ringraziò il prof. Bertoni per averlo aiutato nell'impianto dell'osservatorio di metereologia e geodinamica che egli dirige col materiale governativo concesso dal direttore generale di metereologia e geodinamica prof. Palazzo, osservatorio che gli permette di eseguire osservazioni mediante le quali è stabilita la caratteristica della località riconosciuta eccellentemente climatica. Parlò quindi il prof. Bertoni in merito alle apprezzate relazioni che il sig. Paolieri invia al governo e che si risolvono di grande utilità per il riconoscimento ufficiale della bella nostra stazione marina. Parlarono quindi il comm. Berti e il sig. Alfredo Lami, e il cav. Pozzolini che portò il saluto del segretario generale comm. Baldini. Venne quindi letto il seguente telegramma:
“Lami, Paolieri, lietissimo inaugurazione telegrafo affido tale mezzo cordiale saluto valorosi protettori incremento cotesto carissimo villaggio. Firmato: Bizzarrini”.

Al qua1e i presenti risposero con altro di saluto e ringraziamento. Venne pure letto un altro telegramma del sig. Antonio Lubrano e si decise infine di spedire un affettuoso telegramma al sig. Angelo Paolieri a Licciana, proprietario di Quercianella e padre del sig. Giovanni, per complimentarlo della benefica fattività del figlio.

UNA VISITA ALLA NUOVA QUERCIANELLA

Il sig. Paolieri condusse quindi gli ospiti alla visita del nascente stabilimento balneare che per sua volontà è sorto e deve progredire, secondo un sapiente piano prestabilito.
Si tratta di un’intersecazione di viali scavati attraverso la macchia e sulle pendici a mare, ridotti in parte a giardino, che conducono a chioschetti rustici muniti di sedili. Si incontrano sovente grotte ingegnosamente rivestite di scogli e di conchiglie con giuochi di acqua sorgiva. I sentieri che guardano il mare sono riparati da ringhiere in cemento armato imitando tronchi e rami d’albero, i quali contribuiscono alla più perfetta omogeneità del delizioso ambiente. In fondo nella battuta delle più limpide acque si specchia il semplice ma ben disposto stabilimento balneare riparato da un porticciolo in gettata di calcestucco il quale permette ai bagnanti di tuffarsi con qualunque tempo. Dopo la visita allo stabilimento in un chiosco in faccia al bel mare, rispecchiante un delizioso tramonto, il sig. Paolieri fece servire agli invitati copate di Siena, cavallucci e ricciarelli che furono inaffiati da uno squisito vin santo di Licciana, da parecchi anni imbottigliato.

NUOVE VILLE
Fra le nuove costruzioni che popolano la bella costa di Quercianella, notammo le palazzine: Paolieri; Lami; Bonichi; Bizzarrini; Lubrano; Ferri; Gower; Soschino; Lucchetti di Siena; Morais di Firenze; Calloni Giusfredo; Cioci e Bindi di Firenze; Mosti di Firenze; dottor Baldacci di Volterra; Castagnoli; Pochini e Roli; dottor Baldisseri di Firenze; cav. Marchionneschi di Guardistallo; cav. Carcassi di Firenze e tante altre che fanno la bellezza edilizia della Costa Azzurra.
(dal “Corriere di Livorno” del 19 dicembre 1913)

UNA LETTERA DEL SINDACO


Il sig. Giovanni Battista Paolieri anche a nome degli abitanti di Quercianella è venuto ieri nei nostri uffici a ringraziarci per l’interessamfnto dei nostri giornali a favore dell’ameno villaggio, in passato, e nell'occasione della inaugurazione del telegrafo. A proposito della festa medesima, ci ha favorito la seguente lettera direttagli dal Sindaco in risposta al telegramma inviato a Roma e da noi pubblicato.
“Preg. Sig. G. Batta Paolieri
Via Coteto - Villa Maggi - Livorno
Il saluto ch’Ella ed i signori Lami e Ferri in nome del popolo di Quercianella, si compiacquero di inviarmi a Roma, ieri, nell’atto in cui inauguravasi l’ufficio telegrafico in quell’ameno paese nostro, mi giunse veramente gradito; e del pensiero gentile La ringrazio molto e La prego di ringraziare per me, anche i prefati cortesi signori. Il Sindaco: TargioniTozzetti”.

(dal “Corriere di Livorno” del 21 dicembre 1913)

L'INAUGURAZIONE DELL’UFFICIO TELEGRAFICO


Ci mandano da Livorno,
Il treno che parte da Livorno alle ore 12,32 - o meglio che dovrebbe partire a quell’ora, salvo il quotidiano ritardo, immancabile - ha condotto a Quercianella, ieri, gli invitati alla inaugurazione dell’ufficio telegrafico in quell’incantevole paese.
Alla stazione di Quercianella si trovavano a ricevere gli invitati i signori: Giovan Battista Paolieri, anima instancabile del risorgimento del paese, Alfredo Lami - il nostro valoroso veterano di tante battaglie patrie che, fra i primi, prodigò le sue sostanze a profitto di Quercianella -; il Cav. Dottor Francesco Rossi, direttore dell’ufficio delle costruzioni telegrafiche di Pisa, che aveva presenziato i lavori di impianto e ne aveva fatto, al mattino, il collaudo; Prof. Giacomo Bertoni, benemerito anch’egli del paese; Avv. Tullio Sanguinetti, giudice istruttore al nostro Tribunale e cugino del Cav. Rossi; Roberto Soschino, che, dalla lontana America, è venuto a godersi il meritato riposo in questo angolo di paradiso e vi prodiga tutta la sua ancor verde energia fattiva; Idilio Bartolozzi, titolare del nuovo ufficio telegrafico; Alfredo Ferri, figlio del signor Carlo, costruttore della prima villa del paese, la sua, e accollatario noto e stimato di costruzioni edilizie. Gli invitati - il Comm. Augusto Berti, direttore provinciale delle poste e telegrafi; il Cav. Angiolo Borsini, ispettore capo; il Cav. Ugo Santoni, direttore dell’ufficio telegrafico di Livorno; il sig. Giuseppe Crivellari, segretario della direzione delle poste, il Cav. Avv. Angiolo Bonichi, assessore anziano del nostro Comune, in rappresentanza del Sindaco, assente da Livorno; il Cav. Uff. Alessandro Pozzolini, vicesegretario generale del Comune, ed i rappresentanti della stampa cittadina - si sono subito diretti all’ufficio telegrafico inaugurando che essi hanno visitato sotto la guida del competente Cav. Rossi, il quale ha fornito loro ampie spiegazioni tecniche. Gli invitati stessi, si sono caldamente congratulati coi signori Paolieri e Lami e col titolare Bartolozzi per la vittoria ottenuta a compimento dei voti giustissimi di Quercianella. Quindi, poco dopo le 13, coloro che con tanta fortuna e con sì grande energia avevano propugnato ed ottenuto l'impianto dell’ufficio telegrafico inaugurato, e gli invitati si riunivano a banchetto nella trattoria “La Quercianella”, del sig. Pilade Turini, una simpatica, linda, deliziosa casetta, dalla quale si gode l’ampia vista del mare. Ecco l’eccellente lista delle vivande, squisiti ed abbondanti tortellini in brodo ristretto, spaghetti al sugo, fritto di triglie, arrosto di manzo con insalata, formaggio, frutta, dolce, vino nero, marsala, caffè. Il pranzo splendidamente servito, ha avuto un simpaticissimo carattere di cordiale familiarità.

Al marsala ha preso per primo la parola il Cav. Avv. Angiolo Bonichi. L’egregio assessore ha portato ai convenuti il saluto del Sindaco, Comm. Prof. Targioni Tozzetti, che si trova a Roma, per tutelare gli interessi del nostro Comune, si è congratulato col signor Paolieri, col signor Lami e con tutti gli abitanti del paese per la meritata vittoria che viene a realizzare un sogno di incremento e di sviluppo sempre maggiore del paese che niente ha da invidiare alle più rinomate stazioni climatiche e balneari della riviera; ha augurato che l’avvenire di esso sia sempre più fulgido e che gli altri voti dei suoi abitanti siano presto appagati. Al Cav. Bonichi ha risposto il signor Giovan Battista Paolieri, ringraziando le autorità municipali e specialmente il Sindaco, le autorità postelegrafiche, e tutti coloro che contribuirono, abitanti e villeggianti, a raggiungere la somma di lire 1350 occorrente per l’impiantro del telegrafo, alla qual somma per 500 lire contribuì il nostro Comune. Il signor Paolieri, si è augurato che presto Quercianella abbia acqua potabile in abbondanza ed una stazione ferroviaria migliore; ha rivolto un ringraziamento speciale al prof. Giacomo Bertoni che tanto ha fatto per il paese, ottenendo dal Governo l’autorizzazione ed il materiale scientifico per l’impianto dell'Osservatorio termo-udometrico, istituito dal regio Ufficio Centrale di meteorologia e geodinamica di Roma. Infine fu inviato un telegramma al Cav. Angiolo Paolieri a Licciana (Casole d’EIsa) proprietario di Quercianella e padre del sig. Giovanni per complimentarlo dell’attività benefica del figlio. Ha parlato, poi, il signor Lami, ringraziando gli intervenuti ed augurandosi che presto Quercianella fino a poco tempo fa paesello ignorato, raggiunga quel grado di perfezione e di modernità che merita. Infine il Prof. Bertoni espresse voti vivissimi, anch’egli, per il migliore e più florido avvenire. Tutti gli oratori sono stati applauditi. Dopo il banchetto tutti gli intervenuti sono stati condotti a visitare il paese e il bellissimo stabililmento balneare del signor Paolieri.

Alle 17 i gitanti facevano ritorno a Livorno, serbando della festa il più caro ricordo. Sappiamo che l’ufficio tecnico municipale ha incaricato il perito geometra Tullio Farneti, aiuto ing. dell’ufficio stesso, dei piani per portare a Quercianella le acque della sorgente Rogiolo, in quel del Castellaccio, le quali hanno la portata sufficiente per gli attuali bisogni del villaggio, nonchè qualità eccellenti.

(da “La Nazione” del 21 dicembre 1913)

Un elogio di Quercianella


Nelle mie escursioni estive ho trovato un piccolo paese veramente ammirabile: Quercianella. E un paese, sorto da poco ed è nella posizione più incantevole. Dopo Antignano trovate la magnifica vetta del Romito, su la quale sorge il castello, ove si riposa, dalle battaglie della politica, un uomo di grande intelletto e di gran cuore, un uomo che ha l’abito de’ profondi pensieri: il barone Sidney Sonnino. Tra la punta del Romito e quella del ridente Castiglioncello sorge in mezzo al golfo Quercianella. Chi l’ha veduta una volta l’amerà sempre. Ed è un ritiro soave, poetico, dolcissimo, pittoresco a chi ama, a chi sogna: e vi si sogna bene, in due... Quercianella è ricca di ombre, i suoi boschi scendono sino al mare; si mescolano le Driadi e le Sirene (vi piace?): a pochi passi dal mare sorge la vite, l’uva è squisita, i verzieri menan frutta saporosa: i colli, sì vicini al mare, sono ammantati del palladio ulivo, dell’albero caro a Minerva (ne volete di più?): i giardini sono screziati di fiori, un zeffiro gradevole asola per tutto, portando su le sue ali profumate le fragranze e i germi ravvivatori, animatori della vita. Vatti a impiccare per disperazione o giovinetto retore! Vi è a Quercianella un bellissimo albergo, sul culmine del paese, attorniato di ombre propizie. E, per un sentiero tutto coperto di alberi verzicanti, si può scendere in accappatoio dall’ albergo sino al mare.

Lo Stabilimento dei bagni è stato costruito con molto gusto e con una semplicità, un pittoresco di idillio; la strada aperta nelle scogliere per la tenacia del buon G. Paolieri è tale da appagare e risvegliare le tendenze più romantiche. II Paolieri è, si può dire, il mago, che trasformò questi luoghi in un delizioso soggiorno. Egli disse: - Quercianella sia - e QuercianeIla fu! Il villaggio si è trasformato in paese, già vi sorgono elegantissimi villini. Quercianella ha un grande avvenire e lo merita. Al contrario delle scene e delle artiste di teatro che fanno i loro migliori effetti da lontano: Quercianella guadagna ad essere conosciuta. Senza dubbio, col tempo guadagnerà in ricchezza, ma perderà la beata attrattiva della sua solitudine. Ha già una Stazione in miniatura; Telegrafo, Telefono, chiese, conventi di francescani. Uno di questi frati andava un giorno dinanzi a me, per il colle alla cerca sopra un asino. Qualcuno gli osserva: - Ma San Francesco andava a piedi! E mi viene in mente che forse gli asini, ai tempi di San Francesco, eran più rari.
Ho udito, passando dinanzi un boschetto, a Quercianella, un rumore di baci. In quella bella plaga tutto spira l’amore... Approvate voi che la gente si baci? (Se si, non lo dite!… ).
Jarro

(da “La Nazione” del 27 agosto l914)

LA FILARMONICA DI MONTENERO A QUERCIANELLA


In omaggio alla consuetudine, domani la filarmonica di Montenero effettuerà la solita passeggiata annuale, con un notevole concorso di soci. Meta della gita è la ridente villeggiatura di Quercianella, ove la Filarmonica porterà il saluto alla colonia bagnante ed ove non mancherà di visitare l’elegante stabilimento, di cui è anima il solerte proprietario sig. Giovanni Paolieri. La Filarmonica, dopo aver svolto il proprio programma sceltissimo, si riunirà in un fraterno banchetto nel ristorante “Quercianella” diretto dal sig. Pilade Turini, il quale avrà occasione di far valere una volta di più le proprie ben note cognizioni nell’arte culinaria.
Ai bravi soci della Filarmonica auguri di buon divertimento.

(da “Il Corriere di Livorno” del 6 luglio 1913)

IL CAV. DOTT. SALMI ALLA SORGENTE ROGIOLO


Questa mattina l’ufficiale sanitario cav. dotto Luigi Salmi direttore dell’Ufficio d’Igiene, accompagnato dall’ assistente del gabinetto chimico e bacteriologico del Comune dottor Marginesi si è recato al Castellaccio per prelevare i campioni di acqua della sorgente Rogiolo nelle proprietà del Conte Rosolino Orlando, onde esaminare le qualità igieniche della detta acqua che come già pubblicammo dovrà servire per l’uso potabile del villaggio di Quercianella.

(dal “Corriere di Livorno” del 19 febbraio 1914)

GITA DEL R. COMMISSARIO A QUERCIANELLA PER L’ACQUA POTABILE


LIVORNO 20 Maggio 1914 – E’ noto che Quercianella è senz’ acqua potabile; il grave problema, in seguito all’incremento meraviglioso assunto dal ridente villaggio, aveva preoccupato inutilmente la passata amministrazione la quale aveva lasciato le cose allo stato di studi e di promesse. Il R. Comm. D’Adamo, che nulla trascura perchè tutto proceda secondo decoro, igiene e giustizia si è proposto di risolvere sollecitamente la importante questione, che per la vitalità della magnifica stazione climatica e balneare è assolutamente indispensabile, ed ha disposto che tutto sia portato presto e felicemente a termine. Allo scopo ieri il Comm. D’Adamo accompagnato dal direttore dell'Ufficio tecnico municipale comm. ing. Angelo Badaloni, dall’ufficiale sanitario e direttore dell'ufficio d’igiene Cav. Dott. Salmi e dal capo ufficio ai contratti sig. Enrico Bruni, si recava in Quercianella. I visitatori vennero ricevuti dal sig. Giovanni Paolieri, che tanta parte ha avuto nella rivelazione di Quercianella balneare e climatica, e dai signori Alfredo Lami e Ferri che egregiamente lo coadiuvano nella provvidenziale opera di popolamento della nostra “Costa azzurra”, i quali fecero meglio noti al R. Commissario i bisogni della saluberrima località suburbana.

IL NUOVO PROGETTO
L’argomento principale fu l’acqua potabile, scopo della visita, e vennero discussi in massima i due progetti: dell’acquedotto del “Rogiolo”, del quale sono già pronti gli studi, e dell’ altro ancora inedito della conduttura potabile di Filettole, la quale si arresta attualmente ad Antignano e che potrebbe essere continuata fino a Quercianella, mediante il passaggio aperto si per le comunicazioni ferroviarie. I due progetti saranno sollecitamente studiati, e, vinte come si spera tutte le difficoltà d’indole burocratica e finanziaria, siamo persuasi che presto la questione tanto importante sarà portata a termine con soddisfazione dei quercianellesi, i quali, coll’acqua potabile ad esuberanza, con la nuova stazione ferroviaria e coll’impianto del telefono saranno appagati nei loro giusti desideri.
Il comm. D'Adamo rimase entusiasta del’lembo incantevole di Livorno oltre il Romito, e promise, non certo a vuoto, ai Quercianellesi tutto il suo valido appoggio per la prosperità della “Costa azzurra” livornese.

(dal “Corriere di Livorno” del 20 maggio1914)

IL SINDACO VISITA I LAVORI NEL
VILLAGGIO DI QUERCIANELLA


Ieri, il Sindaco, Conte Orlando, accompagnato dal suo capo di Gabinetto Cav. Uff. Pozzolini e dal sig. Cerrai, assistente addetto alla sorveglianza degli acquedotti, si è recato a Quercianella per rendersi conto personalmente - secondo le sue lodevoli consuetudini - dei lavori in corso per approvvigionare di buona e copiosa acqua potabile quell’ameno villaggio. Il Sindaco Orlando - volendo che i lavori stessi sieno compiuti con la maggiore sollecitudine possibile ed in modo tale che nel venturo mese di luglio il ridente villaggio di Quercianella possa usufruire della nuova conduttura di acqua potabile - ha dato, sul luogo opportune, analoghe istruzioni, stabilendo anche le località nelle quali dovranno sorgere le pubbliche fontane. Gli abitanti di Quercianella hanno fatto una festosissima accoglienza al conte Orlando e gli hanno esternata la loro vivissima gratitudine, lieti che il Sindaco - pur fra le gravi cure del suo alto ufficio, nel presente momento abbia trovato modo e tempo di appagare un loro antico desiderio, corrispondente a vere, reali necessità. Essi hanno anche colto l’occasione della presenza del Sindaco per domandargli il miglioramento della illuminazione pubblica su tutto il loro villaggio - dove sono ora solo tre lampade - e per chiedere pure l’impianto di un posto telefonico. Il conte Orlando - pure non potendo sul momento dare assicurazioni formali intorno alle nuove richieste fattegli dagli abitanti di Quercianella - si è accomiatato da questi promettendo di esaminare con la massima benevolenza le richieste medesime.

(da “Il Telegrafo” dell’8 maggio 1915)

L’INAUGURAZIONE DELL ACQUEDOTTO POTABILE A QUERCIANELLA


L’AVVENIMENTO
Uno dei problemi più interessanti e vitali per l’incremento e l’avvenire dell’ ameno, simpatico villaggio di Quercianella è sempre stato quello dell’ acqua potabile.
La splendida e incantevole stazione balneare e climatica, distante pochi chilometri dalla nostra città ed a questa legata, oltre che da vincoli amministrativi, da comunanza di ideali e di simpatie, mentre è dotata a dovizia di bellezze naturali genialmente sfruttate e accresciute con eleganti opere edilizie, risentiva ed era angustiata dalla gravissima penuria di acqua potabile che ne costringeva e ne impediva lo sviluppo. Oggi, finalmente, gli antichi ardentissimi voti degli abitanti di Quercianella possono dirsi esauditi nella proporzione, nella forma e nella sostanza che meglio essi non potevano sperare, grazie all’opera saggia ed equanime, alla volontà ferrea e alla instancabile operosità del Capo della nostra amministrazione comunale: del conte Rosolino Orlando. L’acquedotto potabile oggi inaugurato, viene a dotare Quercianella di eccellente, abbondante, purissima acqua che ha le sue ricche sorgenti a 150 metri circa al di sotto del livello del monte, scorre dentro una galleria di mezzo chilometro e s’interna nel monte da dove viene incanalata in tubi di ghisa, che si diramano quindi per tutto il paese. Il progetto di questa nuova conduttura è opera pregevole del comm. ing. Angiolo Badaloni, direttore del nostro Ufficio comunale dei lavori. Il programma di risanamento e di dotazione di opere di pubblica utilità che il Sindaco conte Orlando prosegue con fervido entusiasmo, con tenace proposito, non disgiunti da una mirabile sagace previdenza, ha conseguito oggi, malgrado le innumerevoli difficoltà, un altro trionfo, ed è un nuovo meritato titolo di benemerenza che si è acquistato l’egregio uomo dai suoi ammministrati.

GLI INVITATI
L'amministrazione comunale, con pensiero squisitamente gentile, invitava ieri alla inaugurazione del nuovo acquedotto di Quercianella, autorità e giornalisti. Il convegno era per le 15 al Palazzo comunale; e a quell’ora tutti gli invitati si trovavano puntuali nel gabinetto del Sindaco. Pochi minuti dopo i gitanti prendevano posto in otto automobili messe cortesemente a disposizione, oltre quella del Municipio, guidata dal comandante dei pompieri Cav. Mariano Mangani, dai signori: Ing. Comm. Luigi Orlando, Cav. Uff. Ing. Giuseppe Orlando, Cav. Uff. Avv. Vittorio Chayes, Cav. Uff. Adolfo Chayes, Ing. Luigi Vestrini e due dalla Società ligure-toscana di Elettricità.
Ecco l’elenco delle autorità e dei giornalisti partecipanti alla gita:
1a automobile: il Prefetto grand’uff. avv. Giovanni Gasperini, il Sindaco Cav. di Gran Croce Conte Rosolino Orlando, il Cav. Avv. Vincenzo Vescovi, presidente del Tribunale, l’assessore Cav. Uff. Ing. Giuseppe Orlando.
2a automobile: l’on. Comm. Avv. Dario Cassuto, deputato del 10 collegio, il Comm. Ing. Luigi Orlando, presidente della Camera di commercio, il Cav. Uff. Alceste Cristofanini, l’assessore Cap. dottor Lorenzo Sainati, il Procuratore del Re Cav. Avv. Campus Campus.
3a automobile: l’assessore sig. Gino Serafini, il sig. Aroldo Dalmazzo, direttore del “Corriere di Livorno”, il Cav. Athos Gastone Banti, giornalista, il Comm. Ing. Angiolo Badaloni, direttore dell’Ufficio tecnico comunale, il Cav. dottor Luigi Salmi, ufficiale sanitario.
4a automobile: il Cav. Uff. Avv. Vittorio Chayes, presidente dell’Associazione fra gli industriali, commercianti, esercenti e rappresentanti di commercio, l’assessore Cav. Avv. Aleardo Campana, il Cav. Uff. Alessandro Pozzolini, vice segretario generale del Comune e Capo di gabinetto del Sindaco, il signor Gino Gamerra, giornalista.
5a automobile: il Cav. Uff. Adolfo Chayes, consigliere comunale, il Comm. Prof. Giotto Bizzarrini, il sig. Francesco Calabrò, giornalista.
6a automobile: l’assessore Ing. Carlo Cingoli, l’Ing. Luigi Vestrini, il sig. Giovanni Cosci, giornalista, Don Giovanni Casini, giornalista.
7a automobile: l’assessore Rag. Gustavo Eminente, il sig. Giovanni Gasparri, giornalista, il sig. Ugo Bernocchi, giornalista, il sig. Scarpettini, giornalista.
8a automobile: il sig. Alberto Quirici, giornalista, il sig. Federigo Cardinali, giornalista.

LA GITA
Lungo il viale Regina Margherita le otto rapide macchine rombanti si sono dirette verso l’Ardenza, dove era stata fissata la prima tappa per dar modo ai gitanti di osservare i lavori in corso per il porticciolo, di cui era vivamente sentita la necessità, e per bagnare la gola con un gotto di birra o un vermouth al seltz, servito inappuntabilmente alla baracchina.
Il conte Orlando ha fatto poi fermare nuovamente le automobili alla rotonda di Antignano per dare agio al Prefetto ed agli invitati di visitare i lavori del nuovo porticciolo del paese, reclamati da oltre venti anni e subito iniziati dall’attuale amministrazione civica.
Il Cav. Cremoni ha colto l’occasione della sosta, per offrire cortesemente uno squisito rinfresco agli invitati, servito signorilmente in un salone dell albergo “il Castello”.
Ringraziato il “primo cittadino di Antignano” dell’attenzione gentile, di nuovo in macchina e su, a corsa vertiginosa e deliziosa insieme, per i “tourniquets” snodantisi pittorescamente attraverso le nostre magnifiche incantevoli colline, in un susseguirsi di salite e di rapide discese, costeggiando l’ampia distesa del mare, lasciato dietro a noi il maestoso principesco castello del Romito, giungiamo dopo pochi minuti a Quercianella.
Quando la “colonna” delle automobili, girata l’ultima curva della strada è in vista del paese, si nota subito un gaio sventolar di bandiere innumerevoli: sui tetti, ai balconi, alle numerose nuovi fonti inaugurande, fuori delle botteghe, mentre una folla imponente di villeggianti e di paesani, divisa in due ali, accoglie l’entrar dei gitanti in Quercianella, con un calorosissimo applauso e con grida di “viva il Sindaco! viva il Prefetto!”.
Discendiamo: don Casini è tutto affannato a riportar la tonaca al primitivo colore. Egli ci confessa (una volta ogni tanto tocca ancora a lui) che qualche altro chilometro... di polvere gli avrebbe fatto cambiare ordine, se non nelle idee, certo nella veste che diveniva di momento in momento bianca come quella di un domenicano. Ma lo tranquillizziamo subito: non è l’abito che fa il monaco...

LA CERIMONIA
Le autorità e i giornalisti sono ricevuti dal Comitato organizzatore, del quale fanno parte, oltre al Comm. Prof. Giotto Bizzarrini che è con noi, il Cav. Avv. Angiolo Bonichi, Cav. Angiolo Paolieri, Gio. Battista Paolieri, il Cav. Nestore Fontani, Ferri Carlo, Rosacchi Papanti Virgilio, Goti Corrado, Bertoletti Arduino, Lubrano Antonio, Lenzoni marchese Ottaviano, Galli Alfredo, Gower dottor Federigo, Lami Alfredo, Barontini Vittorio, Trocchi Alessandri barone Riccardo, Marchetti Masini Giacomo, Lami Enrico, BarbagelataAntonio, Turini Pilade, Soschino Roberto, Roli Quinto, Avv. Cugia, Cioci Rag. Tommaso,Marchionneschi Cav. Virgilio, Sacconi Avv. Giovanni, Baldacci dottor Giuseppe, Frontini Avv. Luigi, Mandolesi, Castagnoli Bruno, Calloni Gisfredo, Carcassi Enrico, Morais Eugenio, Marchionneschi Angiolo, famiglia Mannozzi, Avv. Sacconi, Ing. Prof. Giuseppe Campanella, Martinucci Italo e Pietro, Bagnoli Eugenio, maestra comunale Eugenia Lami, padre Agostino curato di Quercianella, Giovanni Funaroli, Edilio Bartolozzi, Cav. Prof. Luigi Pampaloni, Giuseppe Gelichi, Galileo Porbini.
Erano pure ad attendere i gitanti e a partecipare alla festa, i signori: Cav. Ferdinando Torrini, Rag. Alfredo Chellini, Rag. Carlo Pini, Livio Poggiarelli (l’immancabile dilettante fotografo), il geometra Tullio Farneti e Giovanni Cerrai dell’Ufficio tecnico municipale, Pietro Paoletti giardiniere capo del Comune, il capo ufficio della Segreteria municipale signor Osvaldo Malatesta, ed altri di cui non ricordiamo il nome, nonchè numerosissime eleganti signore e signorine villeggianti. Le autorità, la stampa, il Comitato e molti presenti, prendono posto nell’aula della Scuola elementare, pure addobbata di bandiere tricolori. E la cerimonia ha principio.

PARLA L’AVV. BONICHI
In mezzo alla più viva attenzione, prende a parlare l’Avv. Cav. Angiolo Bonichi, presidente della Deputazione provinciale, a nome del Comitato e degli abitanti di Quercianella. L’Avv. Bonichi si dichiara lietissimo di poter esprimere al Sindaco infaticabile, all’uomo che ha saputo far divenire realtà un vivo sogno di questi abitanti, al conte Rosolino Orlando che, dando una nuova prova della sua forte volontà, della sua mirabile energia, ha potuto in così breve tempo ottenere e fare quanto, per altre tempre che non fossero la sua, sarebbero occorsi anni ed anni, tutta la viva imperitura riconoscenza degli abitanti di Quercianella, lietissimi dell’ ottenuto impareggiabile beneficio e a nome dei quali presenta al conte Orlando una pergamena che quella gratitudine attesta.
La pergamena, opera pregevole della ditta Giannini di Firenze, di stile settecentesco, con fregi e ornati, è rinchiusa in una magnifica cornice artistica, e porta la seguente iscrizione: “Gli abitanti di Quercianella - al conte cavalier di gran croce - Rosolino Orlando - benemerito Sindaco di Livorno - che con rara ammirevole energia - superando ogni difficoltà - dotò il loro paese - di sana e abbondante acqua potabile - e ne curò l'abbellimento e lo sviluppo - memori e grati - in segno di riconoscenza - 29 agosto 1915”.
Il Cav. Avv. Bonichi termina il suo inspirato discorso con un saluto al nostro Esercito che combatte gloriosamente e proponendo di inviare telegrammi all’on. Salandra e all’on. Sonnino.

PARLA IL SINDACO
Il Sindaco conte Rosolino Orlando mentre ringrazia del dono graditissimo che gli è testimone come non sempre sia la misconoscenza e la ingratitudine che attende l’uomo di azione e che l’opera sua intende spendere al bene comune, e mentre riconosce quanto era necessario l’acquedotto alla vita del simpatico e bellissimo villaggio e quindi quanto giusto era il desiderio degli abitanti, fa rilevare che l'avvenimento che oggi si festeggia non è che una parte, sia pure importantissima, del vasto programma che l’amministrazione comunale, con unanime concordia di maggioranza e minoranza, sta attuando con amore e che porterà, col nuovo piano regolatore, importantissime innovazioni e migliorie e ricchezza di viali e di strade a Quercianella. Il Conte Orlando, dopo avere accennato all’ampliato impianto dell’illuminazione elettrica, all’imminente impianto del telefono, accenna al progetto del porto a Quercianella, assicurando che quell’ameno villaggio, con quelli di Ardenza e di Antignano, deve formare la gemma del nostro Tirreno. Soggiunge che ciò facendo la civica amministrazione che egli presiede non fa che il suo dovere che è quello di interessarsi di tutte le zone del Comune siano esse al centro o alla periferia (applausi vivissimi). Il Sindaco termina il suo dire inneggiando alla grandezza della patria e inviando un saluto al Re e a tutti coloro che si battono da prodi, fra i quali sono parecchi figli di Quercianella ai quali augura il felice ritorno. (Acclamazioni unanime e grida di: viva il Sindaco! viva il Conte Orlando!).

PARLA IL PREFETTO
Parla per ultimo il Prefetto Comm. Gasperini. Egli si dice lieto di essere testimone del nuovo trionfo di un uomo quale è, per la fortuna di Livorno, Rosolino Orlando, della cui ammirabile energia e fattività tante e tante prove si sono avute in brevissimo volger di tempo. Ma la rapidità con la quale il progetto del nuovo acquedotto a Quercianella è stato studiato e portato a buon fine in modo tanto perfetto e lodevole, è tale da sembrare opera di magia. “Se io avessi per un momento - dice il colto e brillante oratore - il potere di cambiare a mio modo lo Stato Civile, vorrei che lei, signor Sindaco, non si chiamasse più Rosolino ma bensì Mosè: lei, come il grande legislatore ebraico in Egitto, ha avuto il potere di far zampillar qui limpida e fresca acqua quasi con un colpo di bacchetta magica!”
Cessati gli applausi che unanimi accolgono la felice trovata del Comm. Gasperini, questi, come rappresentante del Governo, rinnova il vivo plauso per la benefica opera compiuta e inneggia all’Italia, al Re, all’Esercito. Una nuova calorosa acclamazione corona la fine del discorso e si grida: viva il nostro Prefetto! Quindi viene offerto agli intervenuti un sontuoso rinfresco. Mentre gli invitati si trovavano nell’aula per la bella cerimonia veniva affissa al di fuori della scuola una targa provvisoria - che dovrà poi essere in marmo - in ricordo della cerimonia stessa ed esprimente la gratitudine degli abitanti di Quercianella alla amministrazione comunale e in special modo al Sindaco conte Orlando.


SULLO STABILIMENTO BALNEARE
Terminata la cerimonia il sig. Paolieri invita le autorità e la Stampa sul suo elegante splendido stabilimento balneare sul quale gli invitati si trattengono a lungo a frescheggiare sotto le grotte, i boschetti, i pergolati: i cortesissimi proprietari offrono altri rinfreschi con squisita signorilità. E il momento che nessuno riesce più a frenar, ma, anzi ciascuno la sollecita, la passione dei vari fotografi della comitiva: il rag. Alfredo Chellini, il collega Scarpettini, Livio Poggiarelli, sono in continuo movimento, salgono, scendono, alla ricerca del punto migliore per un miglior gruppo... tanti gruppi che non si contava più le pose e le occasioni per una buona istantanea non mancano. Vengono invece a mancare le lastre e quando tutte le riserve sono esaurite ognuno si ritira in buon ordine. Il sole è prossimo al tramonto, quasi ad ammonirci che tutte le belle cose di questo mondo hanno un limite: dobbiamo pensare al ritorno; e risaliamo nelle nostre auto con ancora l’anima e la mente sature delle belle cose vedute, della deliziosa gita compiuta, delle gentili accoglienze avute...
Un’ora dopo siamo di nuovo al lavoro.

I TELEGRAMMI SPEDITI
Ecco il testo dei telegrammi spediti dall’Avv.Bonichi dopo la bella cerimonia:

“ A S.E. Presidente il Consiglio dei Ministri - Roma
Popolo di Quercianella radunato per inaugurare
nuovo acquedotto dovuto opera alacre benefica Sindaco conte Orlando che così soddisfaceva antichissimo voto questo villaggio invia deferente entusiastico saluto al Capo illustre ed universalmente ammirato del Governo nazionale, augurando alla patria vittorie corrispondenti alla sagacia, al genio animatore, alla abnegazione dei suoi figli”.
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“ A S.E. Barone Sonnino - Roma
Oggi nel villaggio di Quercianella, di cui è parte cospicua il Castello di V. E., inauguravasi nuovo acquedotto da tanti anni desiderato e finalmente decretato ed attuato dalla benemerita Amministrazione presieduta dal Sindaco conte Orlando. Popolazione lieta pel fausto avvenimento ricorrendo col pensiero maggiori sostenitori del diritto e delle sorti patrie, saluta E. V. ammirato difensore della dignità della Nazione, strenuo propugnatore delle conquiste che debbono assicurarne la forza e la unità.”

Il senatore, Conte De Larderel, assente da Livorno, scusava la sua assenza dalla simpatica cerimonia, come pure la scusavano il Comm. Amerigo Baldini, segretario generale del Comune, indisposto e il Prof. Giacomo Bertoni.
Il Comm. Giuseppe Malenchini era rappresentato dal Cav. Avv. Bonichi e il signor Ernesto Bacherini dal signor Marchetti.
Per il servizio d’ordine si era recato a Quercianella il capo gabinetto del Questore delegato Pietro Lotti, col brigadiere Jacomelli ed alcuni agenti della squadra mobile.

(da “Gazzetta Livornese” del 30-31 agosto 1915)
 
 
 
 

INAUGURAZIONE DELL’ACQUEDOTTO A QUERCIANELLA


Livorno, 29 agosto 1915 - Oggi, ad invito del Municipio di Livorno, le autorità cittadine, fra le quali l’on. Avv. Dario Cassuto, il prefetto Comm. Gasperini, il sindaco, il presidente del Tribunale, il procuratore del Re e la rappresentanza della stampa si sono recate in otto automobili nel ridente, splendido villaggio di Quercianella per festeggiare il compimento, la realizzazione di uno dei più vivi desideri di quella popolazione: l’inaugurazione cioè dell’agognato acquedotto potabile, che viene finalmente, per opera lodevolissima del sindaco di Livorno, conte Cav. di Gran Croce Rosolino Orlando, ad arricchire di eccellente abbondantissima acqua quella meravigliosa e salubre stazione climatica e Balneare. L’Amministrazione comunale retta dal conte Orlando, infatti, proseguendo alacremente e con ferma volontà nel programma di risanamento e di dotazione di opere di pubblica utilità a beneficio di Livorno e del circondario tutto, programma che svolge con saggia previdenza ma con tenace proposito, ha conseguito oggi un nuovo, meritatissimo titolo di benemerenza dei suoi amministrati. All’arrivo delle autorità a Quercianella - tutta imbandierata e in festa per l’occasione - i villeggianti e la popolazione facenti ala al loro passaggio sono prorotti in vive acclamazioni.
Nell’aula della scuola elementare, affollatissima, hanno parlato il Cav. Avv. Angiolo Bonichi, presidente della Deputazione provinciale, a nome del Comitato dei festeggiamenti di Quercianella, che con parole di vivissima lode e facendosi interprete dei profondi sentimenti di gratitudine di quella popolazione presentava al conte Orlando una artistica pergamena; il sindaco, che ringraziava del gentile pensiero, dichiarando che l’avvenimento oggi festeggiato non è che una parte del vasto programma che l’amministrazione comunale sta studiando e che porterà, col nuovo piano regolatore, importantissime migliorie al simpatico paese; ha parlato infine il prefetto Comm. Gasperini, portando al sindaco - del quale ha avuto agio di apprezzare ed ammirare la tenace volontà e l’opera altamente benefica a profitto di Livorno - il plauso vivissimo della rappresentanza del Governo.
Dopo un sontuoso rinfresco le autorità e la stampa hanno visitato il paese, soffermandosi alle varie fonti imbandierate e al simpatico stabilimento balneare, dove sono state ricevute dai proprietari Paolieri, e quindi al tramonto hanno fatto ritorno, vivamente acclamate dalla popolazione, a Livorno.
(da “Il Giornale d’Italia” del 31 agosto1915)
 
 
 
 

QUERCIANELLA SONNINO


COMUNICAZIONI: Stazione F.S., sulla linea Pisa-Roma a km. 12 da Livorno - Carrozzabile da Livorno (strada nazionale
Aurelia) km. 13.
NOTIZIE GENERALI: Frazione del Comune di Livorno, abit. 824 - Posta, telegrafo, telefono - Acqua potabile - Luce elettrica 150 V.
- Sul posto si trovano i rifornimenti più essenziali; vendita di giornali vicino alla stazione.

Sulle prime pendici dei colli degradanti sul mare, a cavallo della strada ferrata e della carrozzabile, sono sparse numerose casette, ville e villini, annidate tra la folta vegetazione che si propaga sino alla spiaggia. Presso alla stazione un piccolo agglomerato di case con qualche negozio. Verso il mare dei viali ombrosi scendono alla riva sud-ovest. Il luogo è tranquillo e pittoresco, adatto ad un soggiorno di quiete e di riposo: ne sono caratteristica saliente le abitazioni isolate, tra il verde dei viali.
SPIAGGIA-STABILIMENTI: la spiaggia balneare è in una piccola insenatura, fra gli scogli coronati di pini ed altri alberi, esposta, a sud-ovest: è rocciosa con specchi d’acqua bassa. Su di essa si allineano le cabine (50) dello stabilimento, a cui si accede attraverso un bel parco, con viali e vialetti che scendono a mare. Lo stabilimento è dotato d’impianto per
bagni d’acqua di mare riscaldata, in vasca; possiede un buffet ed un’ampia terrazza sul mare, ove durante la stagione si danno feste e balli. Il prezzo di affitto delle cabine è di L. 150 al mese.
STAGIONE: il periodo dei bagni dura il luglio e l’agosto. Anche soggiorno primaverile ed autunnale.
ALBERGHI - PENSIONI - ALLOGGI

Pensione Villa Lucchetti - Camere 35, letti 45 - Bagno – Autorimessa- Pensione luglio-settembre L. 30-35, ottobre-giugno L. 20-25 In posizione elevata, sulla carrozzabile, a monte della ferrovia, in un grande parco-giardino con tennis.
Pensione «La Quercianella» - Cam. 7, letti 14 - Acqua corrente - Autorimessa - Giardino e parco. Pensione luglio-agosto L. 25, resto dell’anno L. 20.
Pensione Ferri - Camere 9, letti 17 - Giardino – Pensione luglio L. 25, agosto L. 28. Pensione Leoni - Camere 8, letti 13- Acqua corrente - Giardino - Pensione
giugno-ottobre L. 20.
Pensione Barontini Emilia - Camere 9, letti 18 - Giardino - Pensione gennaio-giugno L. 22, luglio-settembre L. 25.
Pensione Calloni - Camere 8, letti 15 - Acqua corrente - Autorimessa
- Pensione L. 27 nella stagione estiva, L. 25 nelle altre.
Pensione Barontini Pilade - Camere 4, letti 6 - Acqua corrente - Pensione
15 giugno-15 settembre L.20, altri mesi L. 18.
Parecchi villini ed appartamenti da affittare, da trattare sul posto.
Non vi è tassa di soggiorno.
(da “Guida pratica ai luoghi di soggiorno e di cura d'Italia” del Touring Club Italiano, Milano 1932)
 
 
 
 

ARTE, VITA E MONDANITÀ SULLA SPIAGGIA DI QUERCIANELLA


Quercianella, agosto.
É con legittimo orgoglio che dobbiamo constatare come la stampa italiana abbia quest’ anno segnalato con particolare fervore il successo meraviglioso della nostra stazione balneare, dovuto in massima parte ad una intelligente valorizzazione delle magnifiche risorse naturali di questa zona da parte del Comitato Pro Quercianella con a capo il Segretario politico del Fascio. La magnifica costa che nulla ha da invidiare alle più rinomate stazioni balneari italiane è quest’ anno frequentata da un pubblico elettissimo. Le ville e le pensioni disseminate dal Romito alla foce del Chioma, sulla riva dell’azzurro Tirreno, al rezzo di pinete saluberrime, contornate da una vivacissima gamma di querce, non potevano avere ospiti più numerosi e graditi. Quercianella offre, con le sue innumerevoli risorse soddisfazione agli appassionati di avvenimenti mondani, come a coloro che cercano in un angolo silenzioso il ristoro del corpo e la quiete dello spirito. Il Castello del Romito, con lo sperone arcigno sul quale posa, domina l’ampia e glauca distesa del Tirreno, la scogliera alternativamente brulla e ridente, le foreste dei pini, i viali arborati e la proteiforme vita che vi si svolge. Sono artisti, signori, cittadini di ogni rango, che qua giungono da ogni parte d’Italia a temprare il loro spirito ed a trarre da questi luoghi amenissimi l’ispirazione per le opere, e questo pubblico eterogeneo è la testimonianza più tangibile della assoluta condizione di privilegio in cui si trova questa amena stazione balneare.

Merito precipuo di questo successo va dato, abbiamo detto, all’operosità del Comitato Pro Quercianella, diretta emanazione del Fascio locale, e alla previggente azione degli Enti pubblici e principalmente del Comune che ha fatto costruire ponti, viali, strade di accesso al mare, acquedotto, al quale, sappiamo, verranno apportate quelle modifiche necessarie per adeguarlo alle necessità della aumentata popolazione.

A questa attività debbonsi aggiungere gli sforzi dei proprietari dei locali pubblici e delle pensioni che si sono convenientemente attrezzati per accogliere ogni genere di clientela, e di altre iniziative private che contribuiscono all’incremento edilizio cedendo i terreni fabbricativi a prezzi giusti, e per le quali facciamo voti vengano seguite da altri proprietari di terreni che per ora, purtroppo, mantengono prezzi di vendita a cifre iperboliche. Le iniziative dei vari festeggiamenti che allietano la colonia bagnante sono, in massima parte, prese dalle autorità locali coadiuvate da alcuni villeggianti volenterosi, e, il successo che loro arride, è dovuto massimamente al completo disinteresse che anima gli organizzatori. Ma questi benemeriti sono fermamente decisi a non dormire sugli allori, e per la prossima stagione saranno richieste fermate di treni diretti provenienti da Roma e dall’alta Italia, sarà chiesto il perfetto annaffiamento della strada Aurelia e dei viali comunali a mezzo di autopompa. Sappiamo che in questi giorni è stato assicurato privatamente al nostro ottimo segretario politico, il quale non si è mai stancato di insistere presso le Autorità competenti, che quanto prima verrà costruito lo scalo merci tanto necessario allo sviluppo edile e commerciale di Quercianella.

L’iniziativa di costruire un modernissimo bagno che dapprima sembrava chimerica, sarà completamente realizzata entro la prossima stagione. Il nuovo viale a monte, secondo le esigenze del piano regolato re, sarà prossimamente ultimato e preso in consegna dal Comune di Livorno. Nuovi villini ridenti sorgono ad ogni lato a coronare questo nobilissimo sforzo di dar valore a questa che giustamente si chiama una delle località più amene e salubri d’Italia.
Fra il pubblico elettissimo ospite di Quercianella notiamo chiedendo venia per le involontarie omissioni: Comm. Grand Uff. Angiolo Bonichi, presidente della Deputazione Provinciale di Livorno, Comm. Giotto Bizzarrini, Dott. Guglielmo Menicanti, Cav. Goti, vice presidente dell’Associazione fascista del Commercio e membro del Consiglio Provinciale dell’Economia, Grand Uff. Col. Alamiro Ragoni, presidente dell’Associazione Combattenti di Siena e direttore della Scuola Tito Sarrocchi di Siena,

Commendator Avv. Sodac Pini, presidente della Sezione penale della Corte d’appello di Firenze, Prof. Gerini di Livorno, signora Starb Pini, Enrico Pini, Avv. Domenico Cancherini, sig. Azzurrini, signor Pellegrini, famiglia Cicogni, famiglia Serra, Avv. Michelozzi di Firenze, famiglia Cambi, Comm. De Giorgi e famiglia, famiglia Cingolani, sig. Tedeschi Renato, famiglia Baldacci, famiglia Montuori, famiglia Zaccherelli, Prof. Belli e famiglia, famiglia Mazza, famiglia Goti, famiglia Pisani, Dottor Morosi e famiglia, Avv. Porcelli e famiglia, famiglia Rivetta, la gentile soprano sig.na Vince Lami, Avv. Nardidei e famiglia, famiglia Costagli, famiglia Zavel, Ing. Boella, famiglia Capaccioli, Prof. del Campana e famiglia, sig. Camanese e famiglia, sig. Vigo e famiglia, Avv. Papini e famiglia, Dottor Terrieri e famiglia, famiglia Maggini.

Fra gli artisti che traggono da questi luoghi incantevoli ispirazione per le loro opere notiamo Giulio Cesare Vinzio, degno allievo di Giovanni Fattori, le cui migliori opere furono ispirate dai dintorni di Quercianella, Raffaele Gambogi, Ruggero Focardi, Bruno Piccinelli, pittori rinomatissimi, lo scenografo Virgilio Marchi reduce da Parigi dove ha conseguito il più grande successo con la “mise en scene” delle opere di Rossini, il poeta Ferdinando Tirinnanzi, lo scrittore Riccardo Marchi applaudito commediografo del Teatro Indipendenti di Roma, lo scultore Valmore Gemignani, Umberto Bargoni scrittore di note coloniali sull’Impero, Adolfo Oxilia storiografo di valori e tanti altri.

Fra gli ospiti delle pensioni:
“Sorelle Barontini” - Sig. Saba e famiglia, contessa Curato e figlio, famiglia Pacini, famiglia Chiolero di Losanna, colonnello Ponti e signora, Avv. Del Leone e famiglia, sig. Hadri, americano, sig. Shabla, americano, famiglia Gilardoni, signora Regnoli e signora Bavecchi Conte Papasogli e signora, Ingegner Viano Mario.
“La Quercianella” - Sig. Michele Fuortes e signora, Firenze, signora Dal Piaz e figli, Firenze, signora Marconcini e figlio, Empoli, signorine Marconcini, Empoli, signora Sanguinetti e figlie, Firenze, signorina Bitossi Bice, Firenze, signorina Rizzitelli Maria, Firenze, sig. Angelini Lorenzo, Firenze, signora Valleri e figli, Firenze, sig. Genovié Gino, Firenze, signora Baungartier e figlia, Berlino, dottor Renzo Vannucci, Firenze, sig. Mayer Enrico e famiglia, Berlino, sig. Zerbini Giordano, Ferrara, Comm. D’Avanzo, Roma, signorina Hallison Aline, Londra, sig. Gorlevi Fiorentino e signora, Buenos Aires.

“Pensione Lucchetti” - Ceci Cap. Giuseppe e famiglia, marchese Leonardo Romanozzi Carducci e famiglia, Dottor Marchi Gino e famiglia, Dottor Montecerboli Arturo e famiglia, Comm. Pignalosa Enrico e famiglia, Marchese Rosselli del Turco Lottieri, Comm. Adolfo Morpurgo e famiglia, signora e signorina del generale Leoncini Podestà di Fiesole, signora Tondi e famiglia, Mr. Wady Mathamé, signora Conti Martini Maria, Mac A. Osborne attaché ambasciata americana e famiglia, Mor Scott Pardi Giuseppina e famiglia, Miss Hayden Mary.
“Pensione Ferri” - Ing. Mongiardini e famiglia di Roma, Gori Antonietta e figli di Siena, signora Cirri Ernesta e figlia di Firenze, signorina Calzolari Morelli Agav di Siena, sig. Vecchieschi Michele e signora di Firenze, sorelle Balzi di Siena, signor Vittorio Sadun e signora di Siena, famiglia Calò di Firenze, sig. Barni Azelima e signorina di Firenze
“Pensione Calloni” - Marchese Dei Camerano, famiglia Falorsi, professor Materassi e signora, N.D. Maria Manno e figli, sig. Leoncini e signora, famiglia Piazzesi, contessa Martini Banardi, Professor Bebadoro e signora, contesse Tesi, Prare Aeredernch, sig. Vannucci e signora, signorina Topi signorina Rossi, sig. Lagorio, sig. Moynittin e figli, sig. Capaccioli e signora, sig. Viasoro e signora, sig. Vannini.
“Pensione Leoni” - Miss Mary Hendrick di New York, signorina professoressa Fiori Elena, professoressa Elena Sandrelli, professoressa Boschetto,

signorine Galante di Roma, sig.. Landi e signorina, famiglia Pardini di Alessandria d’Egitto, famiglia Soncini, famiglia Cardini, signora Guastini, sig. Tassini, sig. Ferrini, famiglia Corticelli, sig. Tofani, Prof. Galardi, famiglia Marchi.

(da “Il Telegrafo” del 27 agosto 1929)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Quercianella: elementi per una storia del territorio.
(a cura di Giovanni Manco)

Parte terza


Il '900: caratteristiche, limiti e pregi dell'ambiente naturale e del sistema infrastrutturale.

1. Nascita e sviluppo del nucleo urbano.

La storica mancanza di un progetto urbanistico territoriale che salvaguardasse e tutelasse le risorse naturalistico-territoriali di Quercianella, come parte di un sistema naturalistico-ambientale più ampio, e ne tracciasse per il futuro le linee guida del modello di sviluppo, fino a oggi ha agevolato e attestato la persistenza del carattere "spontaneo" della sua nascita di Quercianella e del suo divenire; svincolato, anche nella coscienza degli abitanti, dal necessario allargamento di quel quadro di riferimento entro cui dovrebbe essere ricondotta la sua vocazione turistico-balneare, con le priorità che di conseguenza sono legate al turismo, solo estivo e marino.
Mancanza che oggi, per fortuna, è in via di superamento. La "Riserva delle aree protette dei monti livornesi", deliberata nel 1998 dalla Provincia di Livorno d'intesa con i Comuni di Rosignano e Collesalvetti, è in corso di attuazione e sta disponendo i necessari provvedimenti, normativo-regolamentari, costitutivi e gestionali.
Quadro di riferimento del tutto nuovo se si tiene conto che Quercianella è sorta come stazione di villeggiatura per un divenire necessitato più dalla mancanza di alternative, che dalla consapevolezza di una realtà la cui identità si dovesse pubblicamente fissare e tutelare. L'agricoltura, infatti, diversamente da Castiglioncello verso sud, era assai limitata e ristretta a piccole aree: c'era l'uliveta dei Gower, poi il podere dei Paolieri con i coloni Porciani per il quale ha lavorato anche Italo Silvestri, deceduto ultracentenario nel 2004, (là dove oggi c'è il parcheggio, prima c'era una vigna, poi un orto), quello dei Lami fino a villa Margherita, poi occupato dagli orti degli istituti delle suore. Scarso reddito, dunque, e pochissimi addetti.
Segnata era la sorte di queste aree, quella di essere "appresellate" a fini edilizi non appena fosse nata l'economia turistica.
Debolezza dunque "politica" che i quercianellesi hanno sempre subito a causa della "marginalità" economica e dell'esiguità di una popolazione stabile - che, in mancanza di dati storico-statistici da parte dell'Anagrafe comunale non ripartiti territorialmente, né incrociabili con i registri parrocchiali, in corso di immissione su base informatica, si ritiene con evidente e grossa approssimazione non abbia mai superato i 700-800 abitanti - incapace di fare "pesare" i propri bisogni, soggetti come sono ai capricciosi mutamenti della stessa domanda ed offerta turistica.
Bisogni che, se restano legati alla vocazione di stazione di villeggiatura, negli ultimi anni cominciano a subire le spinte ad una sua parziale trasformazione in quartiere residenziale cittadino; progressivamente risucchiato dal recente impetuoso sviluppo edilizio ed urbanistico della città ed irretito dalla incontenibile "colonizzazione" balneare della domanda cittadina, dalla ben diversa struttura e rilevanza economica.
Del resto, solo a causa dei limiti culturali e politici del tracciato delle vie della comunicazione, ferroviaria e stradale, lungo la costa tirrenica, anche all'epoca della loro realizzazione considerate "secondarie" rispetto al principale tracciato esistente lungo la spina dorsale dell'Italia centrale, furono adottate in loco scelte di percorso legate ai caratteri degli insediamenti demografici e economici dei primi del '900, finanziariamente più economiche, ma completamente estranee alla comprensione dei valori naturalistico ambientali da tutelare in futuro, anche come risorsa economica.
Epoca, quella della realizzazione della ferrovia e quella successiva delle varianti dell'Aurelia, nella quale i mezzi di trasporto riflettevano oggettivamente logiche "localistiche", lontane dal fenomeno della urbanizzazione e della motorizzazione e delle loro future proiezioni territoriali.
Quercianella, entro in confini fisici ed amministrativi costituiti dai due torrenti Rogiolo a nord e Chioma a sud, e, a monte verso est, entro i due paralleli lacci del collegamento ferroviario e di quello stradale, non ha potuto, fin dall'inizio della sua espansione edilizia, svilupparsi né a monte né a valle sul mare.
Tuttavia, come spesso succede nella storia dello sviluppo economico-sociale, certi fattori costitutivi della debolezza marginale e del sottosviluppo in una certa fase, possono diventare poi, anche senza consapevolezza e merito, fattori di pregio per un modello di sviluppo "eco-compatibile rispettoso delle risorse naturali e/o storico culturali.
Non è gratuito pensare che, forse, sia stato proprio questo insieme di limiti fisici e infrastrutturali a preservare Quercianella dagli effetti distruttivi del moderno turismo di massa.

2. L'attività estrattiva di cava e miniera.

La storia economica di Quercianella ha avuto un unico, anomalo sussulto ai primi del '900, quello legato all'attività estrattiva di pietrame per l'industria del cemento, e del minerale di rame.
Dalla cava a cielo aperto di Pietralta, situata sulla pendice del colle Piastrone mt.186, che ben segnala toponomasticamente la propria caratteristica geologica, lungo i botri Rogiolo, Quercianella e Forconi, si iniziò ad estrarre già nei primi dieci anni del secolo, materiale per la produzione di cemento, per un quantitativo di 40.000 tonnellate l'anno. Il pietrame trasportato con una teleferica a carrelli o "paioline", veniva gettato in una chiusa o tramoggia, costruita nella baia del Rogiolo in muratura, e di qui, dai suoi boccaporti e lungo uno scivolo, veniva caricato su dei navicelli; questi, legati l'uno all'altro, simili a muli, venivano trainati, mare permettendo, da un rimorchiatore fino allo stabilimento di Livorno, anch'esso, come il terreno e la cava, di proprietà degli Orlando.
La società che sfruttò la cava di Pietralta fu la Cementeria Italiana Società anonima (n.530 del registro ditte della Camera di Commercio). La sua attività ebbe inizio l'8 maggio 1905 e dall'ultimo atto notarile iscritto nel registro, del 2 marzo 1944, si può dedurre che, sia pure sotto diverso nome, "Società anonima cementeria" (n.1730, Archivio 1508), sia stata in esercizio fino al dopoguerra; come peraltro è testimoniato da quanti ricordano ancora in quegli anni le "paioline" andare evenire e il lento traino dei barconi.
Nel primo anteguerra si pensò di trasportare questo materiale con ferrovia e di caricarlo mediante funicolari come era ancora visibile fino a pochi anni fa a S.Vincenzo. Ciò anche per meglio giustificare la richiesta di spostamento della stazione ferroviaria dalla prima sede ma pur sempre al di qua del torrente Chioma; come poi sarà fatto (Ciompi op. cit., pag.72) .
Di questo periodo restano poche ma leggibili testimonianze: a monte, nel bosco una parete di nuda roccia della cava di Pietralta ed alcuni ruderi di una casa, quella del Bacci, detto Astrille, il guardiano che vi abitò fino al '60, della polveriera e di un castro o porcilaia per maiali, nonché di una strada che ormai il bosco ha richiuso, ma ancora individuabile e nota ai cacciatori; strada che, si racconta, il medico condotto Dr. Piedi attraversò di notte con una torcia per prestare soccorso alla famiglia Bacci. E a valle, sul mare, i resti della struttura in cemento armato, la chiusa per il carico. Resti pericolanti, di cui i numerosi bagnati che oggi affollano il mare del Romito e i nuovi bagni del Rogiolo pare che non si preoccupino. Si tratta di un vero reperto di archeologia industriale, ma di impossibile recupero, fissato nel ricordo di alcune foto d'epoca di struggente bellezza (op. cit., pag.35).
La cessazione dell'attività nell'immediato secondo dopoguerra, restituì il porticciolo di attracco al castello di Sidney Sonnino e l'intera insenatura del Rogiolo ad un utilizzo più libero e consono alla sua natura.
Altra risorsa che ha segnato, sia pure brevemente, la storia economica contemporanea di Quercianella, è stata quella mineraria, circoscritta proprio entro il promontorio del Romito. Questo dopo le arenarie c.d. di Calafuria, presenta rocce del complesso ofiolitico (rocce verdi, contenenti talco, steatite e magnesite), brecce gabbriche tettonizzate dal colore rosso cinabro (visibili nei pressi della curva dell'Aurelia tra il ponte sul Rogiolo e il bivio per Montenero, e dopo il Castellaccio lungo la discesa verso Montenero) e diaspri, con numerose, rare ed importanti mineralizzazioni che hanno visto un tentativo di sfruttamento, come è avvenuto per il giacimento cuprifero del torrente Rogiolo da parte di una compagnia mineraria inglese, la Miniera Tobler. Di tale società non è stata rinvenuta alcuna traccia presso l'archivio storico della Camera di Commercio di Livorno; presumibilmente il suo fascicolo andò distrutto dai bombardamenti bellici che colpirono la sede della Camera di Commercio.
Testimonianza che, invero, visti gli scarsi esiti, svela più un tentativo esplorativo che un lungimirante investimento industriale, come invece lo fu per la non lontana miniera di magnesite estratta dalle rocce ofiolitiche della miniera situata sopra Fortullino, in direzione di Poggio S.Quirico (cui ci si può collegare, non solo storicamente, in quanto anch'essa compresa nell'area del Parco provinciale dei monti livornesi); e soprattutto per quella di rame di Montecatini Val di Cecina, la più importante d'Europa durante l'800; oggi completamente museificata all'interno della riserva naturale integrale di Monterufoli.
Dell'escavazione mineraria lungo il Rogiolo non disponiamo di dati statistici esatti circa l'inizio e la fine (prima della seconda guerra mondiale, visto che la società era inglese e quindi nemica) dell'attività di scavo, il valore dei giacimenti, l'entità del minerale ricavato e degli occupati, di certo almeno in parte anche locali; "qualcuno vi lavorava" ricordano gli anziani. Ma non dovrebbe essere stata un'attività dai cospicui investimenti e molto redditizia se di essa restano nel bosco qua e là poche tracce di scavo, di riparo, di depositi, e in particolare alcuni piccoli ingressi ancora visibili alle gallerie di escavazione. Di una di esse resta visibile, ai margini della cessa recentemente costruita nei primi anni 2000, lungo il Rogiolo, un angusto ingresso. Di tutte sarebbe auspicabile una completa ricognizione per una completa mappatura e ricostruzione storica, utilizzando allo scopo i maggiori conoscitori del luogo, i cacciatori. Una rilevazione cartografica da estendere agli altri pochi resti di costruzioni legate all'utilizzo del bosco.
L'abbandono della cave di pietra per il cemento e delle miniere di rame ha consentito un rapido e spontaneo recupero del bosco. In mancanza di foto aeree, forse disponibili presso l'Istituto geografico militare, si vedano, come documento di raffronto, le foto che nel libro del Ciompi evidenziano ampie aree prive di manto boscoso e già utilizzate da limitate destinazioni agricole e dai cantieri per la costruzione della ferrovia Livorno-Vada del 1908 (op. cit. pag.69).
Il botro del Rogiolo, che così significativamente ha segnato la storia del territorio di Quercianella, merita una particolare attenzione anche per la sua origine toponomastica. Esso prenderebbe nome, secondo l'autorevole conferma scientifica di Gianfranco Barsotti, dal ramarro o rogiolo come qui viene chiamato. Rettile non molto frequente che, evidentemente da tempo immemorabile, avendo scelto come area preferenziale proprio la valletta del botro per "crogiolarsi" al sole, ha colpito l'attenzione degli abitanti del luogo. Personalmente suggerirei una origine diversa del toponimo, riferendola alla radice stessa della parola, roggio e roggiolo: etimo arcaico di rosso, della tonalità simile alla ruggine, usato anche dal Pascoli ("Roggio nel filar qualche pampano brilla") che potrebbe far riferimento al colore cinabro delle rocce esistenti in abbondanza proprio lungo il botro, là dove non a caso fu aperta la miniera di rame e così ben visibili nella loro stratigrafia subito dopo il ponte sull'omonimo botro nel salire verso il Romito.

3. Il bosco.

L'economia forestale.

Le essenze vegetali che compongono la macchia mediterranea dell'area boscata cui fa parte anche il bosco di Quercianella, sia per la forma e la limitata dimensione del fusto proprio di specie parsimoniose quanto ad humus e a piovosità, sia per l'alta percentuale di calorie legnose, sono particolarmente adatte ad essere sfruttate come risorsa energetica per la produzione del carbone da cucina o riscaldamento domestico, o come legna da ardere per forni di cottura soprattutto di pane e oggi di pizza; dunque ad un tipo di utilizzo necessariamente destinato superato dalle innovazioni tecnologiche delle fonti moderne di riscaldamento e di cottura.
I criteri selvicolturali seguiti nella gestione dei boschi mediterranei destinati alla carbonificazione della biomassa legnosa, comportavano turni brevi, da dieci a quindici anni, in modo da ottenere fusti dal diametro il più possibile uniforme. Il carbone migliore era il cannello, ottenuto dalla carbonificazione dei regolari fusti del forteto mediterraneo, mentre le grosse matricine fornivano legno per un carbone più scadente. Per questo il taglio del bosco avveniva in prevalenza a raso e praticato su estensioni variabili in funzione della vicinanza alle vie di comunicazione. Da queste esigenze colturali sono scaturite alcune linee del paesaggio che determinarono e determinano tuttora il quadro ambientale delle colline costiere. Anche se negli anni trenta per "nobilitare" una vegetazione povera furono introdotte a fini economici specie estranee, come certe forme di pino, il pino marittimo, lo stesso Pinus pinea, e il cipresso (Stefano Cavalli, "Macchie e paduli, tomboli e rupi" in Paesaggi della Toscana, pag.70, op. cit.). Di esse oggi restano per fortuna poche tracce, anche se purtroppo ampiamente integrate dalle specie da giardino nelle vicinanze delle aree edificate.
Non a caso, proprio a causa del basso strato di humus ivi esistente e di una piovosità dai forti effetti di dilavazione del terreno, e dunque del delicato equilibrio che caratterizza l'habitat di Quercianella nella relazione vitale tra terreno, pioggia, e vegetazione (nonché la sua storia, economica e culturale), l'intera area boscata è soggetta al vincolo ideogeologico introdotto dalla legge forestale c.d. Serpieri ed estesa, dalla legge 29 luglio 1939, n.1498, a protezione delle bellezze naturali.
Le funzioni autorizzative, di tutela e repressione, previste da queste leggi, nonché dal regolamento applicativo del 3 giugno 1940 (già di competenza dell'Ispettorato provinciale del Ministero Agricoltura e Foreste e della Camera di Commercio), - sono oggi esercitate da un Ufficio distaccato dall'Ufficio Tecnico della Provincia. Il vincolo prevede il divieto di abbattimento sia dell'alto fusto che delle piante arbustive, a prova della fragilità del terreno - della quale è testimone lo smottamento che ha colpito una delle più recenti lottizzazioni di Quercianella - e della difficoltà del suo utilizzo agricolo od edilizio.
Ma i primi, pochi abitanti di Quercianella erano dediti all'agricoltura e, tranne le esigue zone che hanno sottratto al bosco per utilizzo agricolo vicino alla costa e lungo il Chioma (quello agro-pastorale, come già accennato, ha riguardato gli ambiti collinari e i più antichi insediamenti di Nibbiaia e Gabbro, entrambi toponimi naturalistici dedicati ad una spiccata persistenza in loco rispettivamente di nibbi, rapaci di medie dimensioni, e di una particolare roccia), non hanno mai "coltivato" il bosco: essi, provenienti presumibilmente da altre zone della Toscana, talvolta al seguito degli acquirenti delle proprietà fondiarie, avendo una formazione e cultura agricola, non "conoscevano" l'economia forestale e in particolare quella dura e arcaica di questo bosco.
Nella sua breve e recente storia, a partire dall'800, il bosco di Quercianella è stato, infatti, sfruttato da aziende livornesi del carbone. Ciò che è attestato, probabilmente senza soluzione di continuità, dalle ultime ditte iscritte nel registro della Camera di commercio di Livorno, dedite alla "lavorazione o taglio dei boschi per ricavarne carbone vegetale e legname di lavorazione" e che hanno cessato l'attività nel dopoguerra (v. di Vittorio Marchi e Ugo Canessa, "Duecento anni della Camera di Commercio nelle storia di Livorno" Debatte editore, 2001, vol. IV, pag.589).
Ditte che, comunque, utilizzavano lavoratori stagionali provenienti dalla vicina Maremma e soprattutto dalla Garfagnana. Solo nei primi decenni del '900, alcuni di questi carbonai si sono qui stabilmente fermati.
Per le caratteristiche delle piante legnose sopra accennate, si può escludere che Quercianella abbia conosciuto il transito continuo di gente che proveniva per il taglio degli alberi di alto fusto dalle montagne del parmense, o dei legnaioli modenesi, perugini o romani che andavano nella Maremma senese a lavorarvi le dogherelle di rovere e di cerro, così come illustrato da Attilio Zuccagni Orlandini nel 1832, nelle notizie di corredo al suo Atlante.
La vita del bosco era molto dura e miserabile, come del resto quella di ogni altra forma di lavoro stagionale, antico, quale quello della transumanza, o moderno, la nuova manovalanza extracomunitaria. Pastori e carbonai, oltre al duro lavoro e alla scarsità ed adeguatezza dell'alimentazione, vivevano in capanne di "mota e paglia", con copertura di cannicci o stipa; di ciò si ha ancora memoria nella popolazione anziana (di Maurizio Bossi, "Vie al mare. L'incontro con la costa fra Sette e Ottocento" in Paesaggi della costa toscana a cura di Claudio Greppi, Giunta regionale toscana, Marsilio Editori, 1993). Molta letteratura ambientata nella Maremma, sia dell''800, tra tutti R.Fucini, che del '900, ha efficacemente documentato questa condizione di vita.
Le uniche tracce di questa economia e di questa epoca, ancora così vicina a noi, sono le buche di carbonaia, che fino agli anni '60 erano ancora ben visibili e in parte lo sono ancora oggi, e "l'acqua cotta". Chi inseguisse, sull'onda di interessi culinari così alla moda, la ricetta originaria o tipica dell'acqua cotta si perderebbe tra le infinite varianti; né può essere diversamente quando si sappia che si tratta del piatto più povero, come dice il nome stesso, e allo stesso tempo, di necessità, il più fantasioso. I boscaioli, infatti, ovunque si trovassero, la vigilia della partenza prima di tornare a casa, al termine dell'inverno, versavano nel paiolo quanto restava delle scorte alimentari: uno spicchio d'aglio, un po’ di cipolla, una carota, una cotenna risecchita, qualche verdura di campo o fungo di bosco, un pomodorino, spezzoni di pane secco ovviamente, insomma quanto si era miracolosamente salvato dalla fame o che questa aveva fatto scovare, dimenticato nella "dispensa" di gente che viveva nella "miseria più nera", e se mai fosse avanzato anche un uovo, allora sì che ci si sentiva ricchi!
Un abbandono quello del bosco come risorsa produttiva che è stato molto veloce nel secondo dopoguerra. Il gas di cucina e, per il riscaldamento delle case, altre fonti energetiche, hanno portato al totale e definitivo abbandono del bosco, almeno nella zona di Quercianella compresa nei confini del Parco Provinciale, anche se altrove ne prosegue il taglio per il residuo utilizzo da parte di pizzerie e di forni a legna.
Molti hanno conosciuto Fiore - lo stesso nome legato al bosco e al carbone del personaggio del romanzo di Cassola "Il taglio del bosco" - forse l'ultimo carbonaio di Nibbiaia, già convertito al "giardinaggio", testimone, insieme ad altri che, nei primi decenni del secolo, vennero come carbonai, da Casale, come i Luchetti, i Pasquini, i Morelli, o dalla Lunigiana come i Calamai, di un'epoca di miseria, ma anche di una grande civiltà contadina, padrone com'era, tra l'altro, oltre che della lingua del bosco - altro patrimonio culturale scomparso, ma da preservare nelle memoria storica - del cantar in rima baciata, rispetto in ottava o in sesta.
Rapporto difficile dunque tra la popolazione di Quercianella e il bosco fin dalle origini, come si è visto, che, salvo una più attenta verifica della cartografia, sembra non aver lasciato una specifica e significativa presenza toponomastica. Realtà così oscura, come del resto era la selva, da "Monte Nero" e "Castellaccio" verso sud, da risultare ignota, scollegata dalla meno marginale economia agricola che Quercianella seppe darsi fin dall'inizio, e ancor più da quella successiva e moderna del turismo balneare.
Risorsa boschiva che solo marginalmente nel territorio di Quercianella ha avuto modo di venir tutelata dal rimboschimento postbellico, con l'azione dei c.d. cantieri di lavoro "Fanfani", volti più al sostegno di politiche sociali a contenimento della disoccupazione che di una lungimirante politica delle risorse naturali a vocazione turistica, e di un ancor meno lungimirante intervento forestale quando si sostituirono i vigorosi arbusti della macchia con piante resinose ad alta infiammabilità. Molti di queste pinete sono, peraltro, andate "in fumo" nei recenti incendi.
Rimboschimenti che non svolsero neppure quell'azione sostitutiva nelle aree di abbandono delle attività agricole, come fu per l'Elba, e che oggi, là, ne costituiscono un essenziale fattore di pregio dell'attrattiva balneare ad essa inscindibilmente connessa.
La foresta, la grande risorsa "ignota" dell'entrotrerra, grazie alla "spontaneità" del suo abbandono e al recentissimo assoggettamento alla disciplina, salvaguardia e tutela costituiti dal Piano e dal Regolamento del Parco provinciale dei monti livornesi, offre oggi nuove opportunità per una nuova e moderna forma di utilizzo .
Ciononostante, alto resta il rischio per una integrale conservazione del patrimonio comune costituito dalle risorse naturali del bosco; quello subdolo e invisibile delle tante forme distruttive, e quello delle continue, anche piccole pressioni sugli amministratori pubblici per strappare loro destinazioni diverse o non compatibili, comprese quelle volte a consentire l'accesso di veicoli privati.
Rischio dimostrato, tra l'altro, dagli incendi boschivi, sempre più frequenti (1973, 1990, 2003), che "benevolmente" e con costante puntualità accompagnano le vacanze estive al culmine della siccità e al primo maestrale, che sono sì parte integrante di un modello di sviluppo industriale; ma soprattutto testimonianza dell'abbandono del bosco da parte di contadini e boscaioli, di quanti per secoli erano stati i custodi e i depositari della cultura necessaria alla sua tutela.
Dinamica distruttrice della risorsa naturale, quella degli incendi, che attraversa i confini delle diverse territorializzazioni amministrative, senza trovare resistenza, mediante uno sforzo comune delle popolazioni, nella ricerca di quel modello di sviluppo che sappia coniugare le due non antitetiche ricchezze, la terra e il mare, e farne oggetto di un unico terreno di ricerca e di valorizzazione.

Il patrimonio naturalistico del bosco come nuova risorsa.

Ora nelle aree abbandonate dal taglio ceduo e dalla produzione di carbone, dall'escavazione mineraria, dalle esigue coltivazioni agricole di sussistenza (sulla strada verso il Castellaccio in un limitato campo a vigna e ad alberi da frutta sono ancora visibili due pagliai), dal pratopascolo sui crinali collinari, e si è del tutto ristabilito, per colonizzazione spontanea, l'originario abitat naturale della macchia mediterranea, a Grosseto chiamata "forteto".
Una specie di boscaglia costituita in prevalenza da arbusti ed alberetti di pochi metri di altezza: fra i più comuni e noti sono il corbezzolo (Arbustus unedo), il mirto (Myrtus communis), il lentisco (Pistacia lentiscus) detto sondro, l'erica (Erica arborea), l'illatro (varie specie di Phillyrea), le brentine o cisti (Cistus salvifolius, ecc.), il viburno o egnolano, il Ginepro coccolone, il rosmarino (Rosmarinus officinalis), la lavanda (Lavandula stoechas) ed altre specie odorose od aromatiche.
Alla macchia si mescola non raramente il leccio (Quercus ilex), tipo di quercia sempreverde, l'ornello (Frassinus ornus) a foglia caduca, l'ogliastro, l'illatro, il pino d'Aleppo (Pinus halepensis) una conifera ricca di pine, che vegeta solo presso Quercianella e Castiglioncello.
Lo studio e la classificazione delle tante altre specie vegetali (tantissimi fiori, tra i quali numerose specie di orchidee), come del resto di quelle animali che popolano il bosco: mammiferi (tra i quali: cinghiale, capriolo, volpe, istrice, tasso, riccio, donnola, scoiattolo); rettili (tra i quali: biscia dal collare Natrice, volgarmente serpebotraccia lungo fino a due metri, vipera, biacco o Coluber viridiflavus, orbettino, ramarro o lacerta viridis, tartaruga o Testudo hermanni); anfibi (tra quali: il prezioso Rospo o Bufo bufo); insetti (l'Insetto Stecco, Cervo volante o Lucanus cervus, Scarabeo rinoceronte o Orictes nasicocornis, rare specie di ragni, la grande e splendida Argiope, e di farfalle, come la Limenite); uccelli (stanziali: picchio verde, cardellino, tottavilla, una piccola allodola, assiolo o Otus scops, un simpatico gufetto, lo Scricciolo o Troglodytes troglodytes, il Beccamoschino, la capinera, il pettirosso, la tortora, ballerina, l'usignolo o Luscinia megarhyncos, e tanti altri) e migratori (cuculo, upupa o Galletto marzuolo). Un mondo sterminato, di studio, osservazione, di costante relazione empatica con la natura per chi - guidato ad esempio, dalla "Storia naturale dei monti livornesi" di Gianfranco Barsotti, noto e meritorio naturalista livornese cui è legato il Museo Provinciale di Storia Naturale di Livorno, autore di numerose pubblicazioni scientifiche (Belforte & C. Editori, 2000), intendesse camminare lungo i tanti percorsi ivi consigliati e vivere a più stretto contatto con il bosco una rigeneratrice e rilassante esperienza.

Il bosco e la caccia.

In questi boschi, fino al dopoguerra, ad iniziare subito oltre la ferrovia, era molto praticata la caccia. Ovunque, ma soprattutto lungo il canalone del Rogiolo, si veniva soltanto al passo dei colombacci, tordi, merli, fringuelli, delle beccacce, quando nel bosco c'era ancora la tagliata; quando l'aria era silenziosa e pulita, il cielo terso e il vento di maestrale li spingeva stremati. Luogo per il passo noto in tutta la Toscana.
Poi negli ultimi decenni è venuto il cinghiale, la cui caccia, oggi, ha quasi soppiantato quella per il passo. In prossimità dell'abitato, oggi è possibile udire il vicino latrare della muta dei cani sulle tracce dei cinghiali, secondo una caccia anch'essa antica, ma dalle forme o dallo spirito moderne e irrimediabilmente mutate. Caccia peraltro priva di quella vivacità narrativa di R.Fucini o pittorica di Cecconi che un tempo hanno reso celebre, proprio a partire da questo inizio di Maremma, il bosco e la caccia; ma soprattutto ancora priva di quell'entroterra culturale diffuso che fa, invece, del cinghiale, a sud della Val di Cecina fino al grossetano, uno degli elementi identificativi non solo della cucina, ma anche di una antica tradizione antropologico-culturale.

Il paesaggio naturale di Quercianella nell'arte figurativa tra fine '800 e primi '900.

Natura che è anche paesaggio da tutelare e valorizzare mediante un recupero sul piano storico-figurativo della conoscenza di quegli artisti che per primi hanno scoperto la bellezza di questo paesaggio in cui si coniugavano armoniosamente terra e mare. Al più importante, Giovanni Fattori, è stata dedicata una piazza in Quercianella, ma di una sua presenza, come di altri della brigata dei "macchiaioli", non si ha documentazione.
Nella seconda metà dell'800 non era agevole raggiungere Quercianella, né soprattutto risiedervi salvo che nella locanda della stazione di posta o in una delle pochissime case sparse di contadini; come del resto non lo era per Castiglioncello, che aveva le stesse caratteristiche insediative di isolate case in una campagna che arrivava fino alla costa: basti vedere, tra i tanti quadri dei macchiaioli facenti parte del cenacolo di D. Martelli e da lui lungamente e più volte ospitati, quello della "Punta di Castiglioncello con torre medicea", di Raffaello Sernesi; o quello de "La Chiesa di S.Andrea", di Odoardo Borrani (in "I macchiaioli. Opere e protagonisti di una rivoluzione artistica 1861-69", a cura di Francesca Dini, Pagliai Polistampa 2002).
Quercianella, per i mezzi di trasporto dell'epoca, lontana sia da Livorno che da Castiglioncello, nonostante il fascino seducente del Romito, non fu raggiunta dalla cerchia dei pittori livornesi gravitanti intorno a D.Martelli, teorico del gruppo e mecenate. La sua "poetica", tra l'altro, se attualizzata, potrebbe risultare ancora utile alla costruzione di un modello culturale valido per lo sviluppo dell'intero comprensorio.
Il primo artista, di cui abbiamo documentazione, cui si deve probabilmente il merito di aver scoperto pittoricamente Quercianella, prima dell'ondata dei tanti pittori della scuola livornese che lungo l'intero '900 sono qui venuti a dipingere, è stato Ugo Manaresi. "Bagnanti a Quercianella" olio su tela del 1894, e "Il litorale di Livorno dalla parte di Castel Sonnino", olio su tela, del 1888 (in " Livorno, la costruzione di un'immagine. Le smanie della villeggiatura", di Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, Cassa Risparmi Livorno, 2001), sono, al di là del valore estetico, un preziosissimo documento storico, non solo per essere presumibilmente il primo documento del nuovo paesaggio del Romito dopo la ristrutturazione fatta da S. Sonnino, ma anche il primo riconoscimento artistico della bellezza paesistica di Quercianella e della sua vocazione "balneare" (tav. n.IV).
Né va dimenticato l'atto di amore che Telemaco Signorini manifestò verso i boscaioli e carbonai, così "stranieri" ma umanamente a lui così vicini se sentì di dover loro dedicare in una casa padronale di Gabbro, già di proprietà della Compagnia dei Portuali, l'omaggio di quattro figure, una donna e tre uomini, affrescati in quattro tondi.
Tutti motivi per i quali potrebbe risultare preziosa una collaborazione col museo G.Fattori di Livorno e con l'istituto D.Martelli di Castiglioncello, allo scopo di ritrovare, sulle orme dei parchi letterari e artistici, i luoghi che la grande arte dei macchiaioli ha per sempre legato al paesaggio di questo territorio. Basti pensare alle gabbrigiane del Fattori, a certi quadri del Lega e del Signorini, dei quali, ancor oggi, sarebbe forse possibile rinvenire il luogo esatto di osservazione e d'ispirazione.

4. Il corallo e la pesca.

Nel settore dell'artigianato a Quercianella, l'unica attività è stata quella della lavorazione del corallo e di una falegnameria con uno-due addetti.
Pochi oggi ricordano che per anni, all'inizio del '900, il corallo ha rappresentato una speranza più che una risorsa economica di un qualche prospettiva, luce riflessa di quanto Livorno offriva ai pescatori e agli artigiani che lo lavoravano.
Del corallo rosso ci sono ormai poche tracce, e così anche della sua specie "povera", il corallino, non utilizzabile artigianalmente. Il corallo rosso abbondava lungo le coste delle isole tirreniche ed anche sulle pareti rocciose del Romito, e di esso c'era una specie più rara il corallo nero che i pescatori di Pozzuoli vennero negli anni 1955/6 a raccogliere raspando i fondali con reti.
Merito di tale iniziativa fu di Antonio Lubrano, il cui padre, originario di Torre del Greco, si era trasferito a Livorno. Antonio, con un veliero, andava alla pesca del corallo fino alle isole di Capo Verde; e poi lo lavorava a Livorno, in un edificio posto nel parco della sua villa di Corso Umberto, oggi Corso Mazzini. Le maestranze erano tutte donne di Livorno. Nel 1908 Antonio Lubrano, precedendo di pochissimo il G.B.Paolieri, comprò a Quercianella il tratto di terreno lungo il botro fino al tracciato della costruenda ferrovia e dove edificò la prima delle sua ville marine. Morto Antonio nel 1915, il figlio Ernesto, molto estroso ma anche, rispetto al padre, meno incline a gestire con uguale professionalità e successo l'azienda, si costruì in via Fucini una casa più piccola, dietro la villa paterna, e in un piccolo laboratorio cercò di continuare l'attività di corallaio. Non si hanno documenti, né dati su chi e quanti vi lavorassero e da dove eventualmente provenissero. La progressiva diminuzione della pesca di corallo portò ad un rapido declino dell'azienda.
Il corallo livornese, dei Lubrano, dei Lazzara e dei Caies, era giunto a far ombra, se non concorrenza, a Torre del Greco dove già in epoca romana il corallo era lavorato per i preziosi monili delle donne.
A Quercianella la pesca è stata da sempre esercitata in numero limitato di pescatori a causa soprattutto della mancanza di un riparo che ha impedito, fino alla seconda metà del '900, non solo l'utilizzo di pescherecci, ma anche di grosse barche con motore entrobordo. Le poche barche erano tirate in secca in prossimità della foce del Quercianella; in possesso ad alcuni abitanti ne restano interessanti testimonianze fotografiche degli anni cinquanta.
I primi ad utilizzare gozzi a motore sono stati nel secondo dopoguerra e quasi più per passione che per lucro l'ing. Bacherini, ingegnere capo della Provincia che si è anche operato molto per la realizzazione del porticciolo, e il prof. Mugnai, ostetrico fiorentino.
Non disponiamo di precisi dati circa il numero degli addetti alla pesca, che anche negli anni 30-40 non superò il numero di 4 o 5, che, come già detto, vi si dedicavano saltuariamente come secondo lavoro. Oggi ne restano due, e neppure giovani, con licenza di pesca, abilitati cioè ad usare i tramagli, le reti.
Tutto ciò, nonostante l'ottima qualità del pesce, soprattutto di alcune specie: le "morelline" una specie di aragosta rosso scuro, più piccola, ma dall'eccellente sapore, che si pescava sul ciglio del Romito; e certe triglie di scoglio, persino di 3 etti, dai baffi giganti di 4-5 cm.. Vi si dedicavano quasi esclusivamente i Brogi: Duilio, il padre, che di mestiere faceva lo stradino, detto "il sindaco", e il figlio Rodolfo; entrambi chiamati "i marines". Morti loro, nessuno è stato più capace di pescare queste straordinarie triglie.
L'unica pesca che per qualche tempo ha avuto una qualche prospettiva di rilievo è stata quella delle aragoste, tanto da far mettere allo studio la costruzione di un porticciolo per il riparo delle barche da pesca, che qui sono rimaste sempre a remi, fino ai primi entrobordo nel dopoguerra.
I fondali marini antistanti la costa, costituiti prevalentemente da substrati rocciosi ricchi di anfratti e ricoperti da estese praterie di Posidonia e da densi tappeti di alghe, spugne, briozoi e idrozoi, rappresentano l'ambiente ideale per la fauna marina; un tempo ricca di specie pregiate e di ricci. Di tutto ciò oggi resta ben poco; cosa fare e quanto tempo occorrerebbe per ripristinare l'habitat di una volta, attiene ad una delle sfide che Quercianella, certo non da sola, deve affrontare per il suo stesso futuro turistico.

5. Le novità infrastrutturali.

Quercianella è ancor oggi priva di una piazza, concepita ab origine, come nucleo centrale o polarizzante dei principali edifici di una comunità, dei tradizionali fattori aggreganti della vita sociale. La chiesa, la scuola, la farmacia, gli esercizi commerciali hanno avuto una localizzazione spontanea, comunque non unitaria, con continui parziali adattamenti a caratterizzare la storia del suo nascere e divenire. Mancano ad oggi le altre tradizionali sedi di presenze rappresentative dello Stato, come la stazione dei carabinieri, o di attività sportive, sociali e ricreative: un'altra apparente mutilazione. Fanno eccezione le iniziative promosse dal Centro Socio Culturale Quercianella, che, con sede nell'attuale scuola materna di via Nardini, realizza mostre, esposizioni, attività benefiche o sociali.
Non che Quercianella non abbia avuto modificazioni anche importanti, ma esse sono rimaste chiuse nei limiti "storico-strutturali" che abbiamo descritto in precedenza.
Le novità apportate nel territorio durante il '900 e la sua attuale e quasi definitiva struttura sono da riferire in parte alla realizzazione di opere di competenza di enti funzionali dello Stato, ANAS per le varianti all'Aurelia, e FFSS per la rete ferroviaria e le stazioni di transito; e in parte all'adozione del PRG e delle conseguenti modifiche da parte del Comune di Livorno, sia in ordine alla regolazione dell'edificabilità delle aree a ciò destinate, che ai limiti di edificabilità.

- La prima e più importante è stata la costruzione della ferrovia Livorno-Vada, con la successiva e conseguente prosecuzione verso Grosseto e Roma. Essa fu inaugurata a Livorno alla presenza del re Vittorio Emanuele III il 3 luglio 1910.
All'epoca alla popolazione interessava avere la linea ferroviaria vicina e quindi la stazione di transito; nessuno capì l'errore compiuto nella costruzione del tracciato ferroviario a ridosso della costa, e come laccio immediatamente alle spalle dell'abitato. Tutta la storia della rete ferroviaria italiana è peraltro segnata da questa cultura e da questi errori.
Nell'800, i collegamenti ferroviari in Toscana, tra la capitale del Granducato, Firenze, e Livorno, sempre via Pisa, si fermavano a Livorno, fino a quando nel 1863 fu realizzato il proseguimento verso sud per Follonica, ma via Collesalvetti, con fermate a Rosignano Marittimo e a Cecina. Quindi, solo dal 1910 si è rotto l'isolamento del tratto costiero Livorno-Cecina, favorendo lo sviluppo dello stabilimento chimico della Solvay e quello turistico di Castiglioncello ormai rinomata stazione turistica (v. tav.V da: tav.3 del volume tavole planimetriche del Lando Bortolotti, op. cit.).
Ci fu un movimento e un Comitato di agitazione per la costruzione di una stazione di transito a Quercianella; il primo comitato della sua storia, documentato con numerosi articoli della stampa locale e regionale ("Gazzetta Livornese", "Il Telegrafo", "Il Corriere di Livorno", "La Nazione"); del quale comitato la Pro Loco non è altro che il pronipote, preceduta dalla Pro loco degli anni '30 (citata e qualificata come "emanazione del Fascio", a pag.61 op. cit.), nonché della stessa Associazione Incremento Turistico Quercianella, cui si deve il già citato libro.
Non sappiamo se il materiale d'archivio di tali associazioni sia stato preservato e se sì da chi e dove.
Il Comitato prima spinse affinché fosse realizzata una stazione in paese (v.op. cit., pagg.69-79); e successivamente, quando si ipotizzò il suo spostamento reso necessario da ragioni tecniche verso sud, a Campolecciano, ove aveva sede la più grande azienda agricola della zona, poco prima di Castiglioncello (reclamizzata nella prospettiva, poi parzialmente fallita, di un suo lancio edilizio, vedi il fotomontaggio a pag.80 op. cit.), agì per impedire la minaccia del suo allontanamento.
La partecipazione e la pressione dei diversi parlamentari della zona o interessati alla sua valorizzazione - gli onorevoli Sonnino, Callaini, Orlando, Cassuto - oltre agli enti locali interessati, a sostegno degli interessi della popolazione di Q., ottenne il risultato di garantire che la nuova stazione di Quercianella-Sonnino fosse localizzata in prossimità della precedente (realizzata, poi, solo nel secondo dopoguerra), nel territorio della Provincia di Livorno. Frutto dell'eterna contesa tra Livorno e Pisa, là dove oltre il Chioma si voleva trasferire la stazione anche se sfornita di una utenza reale e potenziale.
La vecchia stazione, piuttosto una cantoniera, dal cui retro, attraverso un giardinetto (là dove oggi ci sono i tavolini di una trattoria) si scendeva con degli scalini in via G. Pascoli, fu fatta saltare con le mine dai tedeschi durante la ritirata verso nord; i ruderi furono demoliti nel dopoguerra in previsione della sua ricostruzione in area più idonea verso sud. Nella area della vecchia stazione oggi c'è il piccolo parco-giochi per bambini, ai piedi del quale è ancora riconoscibile il suo vecchio marciapiede.
L'inaugurazione della sua illuminazione a luce elettrica viene citata da Il Telegrafo del 12 settembre 1921 (pag. 79, op. cit.). Anno nel quale supponiamo venisse estesa al paese la rete di illuminazione elettrica pubblica e privata.
La nuova stazione, fu spostata di qualche centinaia di metri verso sud, in un spazio idoneo alle strutture di servizio sia ferroviario che di sosta passeggeri e fu inaugurata a seguito della realizzazione della variante cittadina dell'Aurelia, verso la quale è orientato l'ingresso principale della stazione, nel 1949 secondo la testimonianza di un funzionario del Compartimento fiorentino dell'ANAS, e nel 1947 secondo quella di Silvano Melosi, l'ultimo capostazione titolare dai primi anni '60 all'87, fieramente in gara nel continuo abbellimento fiorito della "sua" stazione.
La stazione ha avuto come capistazione: Bertini Guido, il primo, Pedani Goliardo, Piantini Vasco e Franchini Paolo.
La stazione è stata ultimamente declassata e privata, come quella di Castiglioncello e molte altre, della presenza del personale di servizio. Declassamento solo in parte "compensato" dalla creazione di un sottopassaggio nei due sensi, e che, secondo alcune ipotesi allo studio, sarebbe soltanto una tappa intermedia verso una sua definitiva, ma grave, "dismissione".
Coevo alla realizzazione della rete ferroviaria è il collegamento telegrafico di Q. col mondo, inaugurato il 21 dicembre 1913. Non sappiamo, invece, quando fu operante il collegamento telefonico.

- Nel 1949 fu realizzata la variante dell'Aurelia nel tratto urbanizzato, che permise, all'altezza dell'allora esistente passaggio a livello, di proseguire in rettilineo fino a Chioma, evitando l'obbligato attraversamento della via del Littorale. Rettilineo che, se permise di alleggerire il carico di traffico dell'incipiente motorizzazione postbellica nell'area più abitata, non mutò se non marginalmente la direttrice e la struttura dello sviluppo urbano ed edilizio. Si aprirono di conseguenza nuove strade laterali, quella di accesso alla nuova stazione, e quella di via E. De Amicis, al termine della quale per alcuni anni ebbe sede un cinema all'aperto, e le altre brevi di accesso alle case che successivamente furono edificate.
Solo successivamente, nei primi anni '60 fu costruito il ponte sul botro del Quercianella, ad evitare che il già considerevole traffico automobilistico, anche di mezzi pesanti, già iniziato negli anni '50, attraversasse la sottostante stretta ansa della vecchia Aurelia, nel tratto che va dall'edificio delle Mantellate e alla chiesa di S.Anna.
Nella predetta ansa aveva sede la posta granducale dei cavalli propria della categoria di strada regia, a partire dall'applicazione della circolare, già citata, del 18-10-1844, presto privata, a seguito della riclassificazione stradale del Regno d'Italia, delle sue funzioni di servizio pubblico; ma anche presto compensata da quelle del commercio privato. Si racconta che, a metà '800, il granduca di Toscana, facendovi sosta, chiese un sigaro, ma non essendocene si impegnò a concedere la licenza per la vendita di sali e tabacchi; attività fondamentale per l'epoca, che, insieme alla vendita di generi "commestibili" o alimentari, ne fece un punto obbligato di riferimento per la popolazione locale e del vicinato.
Ancora nei primi del '900, fino agli anni '20-25, perdurando il trasporto su carro con traino animale, alla pensione Barontini, si praticava il noleggio dei calessi per raggiungere Castiglioncello o Livorno, e, allo scopo di far superare la salita del Romito, anche il trapelo, ossia l'affitto di un traino supplementare di cavalli a rinforzo della vettura in salita. La stalla dei cavalli per il cambio e per il trapelo aveva sede nell'edificio contiguo, là dove oggi c'è una pizzeria.
Oltre alla trattoria e alla pensione, qui ebbe sede, oltre alle già citate rivendite, dal 1940 al 1955 anche una pompa di benzina.
La stazione di posta, persa la sua storica funzione così importante per la stessa nascita del paese, è oggi trasformata e adibita a ristorante, "Il calesse", sempre gestito dagli eredi di Pilade Barontini, che tanta fama ebbe, insieme alla trattoria-pensione Turini, nell'insaporire le vacanze dei villeggianti nei primi decenni del '900, e che della vecchia destinazione mantiene la vocazione.

- La costruzione della strada provinciale carrozzabile per Montenero avvenuta nel 1908 (pagg.33-34, op. cit.), col rifacimento della precedente - seguendo probabilmente un percorso non diverso da quello ipotizzato per la consolare Aurelia da Marinella Pasquinucci - veniva così descritta da P.Vigo (pag.9, op. cit.): "Da Montenero per raggiungere Quercianella è preferibile piuttosto che scendere ad Antignano…, la via del Castellaccio chiamata via di Quercianella, che può essere percorsa, per aspra via tutta tra macchie, anche in barroccino, salvo qualche breve tratto ov'è necessario andare a piedi."
Essa è stata sede di un circuito automobilistico su massicciata polverosa, asfaltata solo nel dopoguerra, famoso negli anni '30 e legato alla leggendaria bravura del pilota Tazio Nuvolari (v.foto pag.18, op. cit.).

- La costruzione recente, i due fasi nei primi anni 2000, del sottopassaggio pedonale dell'Aurelia a seguito della chiusura sia del passaggio a livello, antistante l'edificio della prima stazione, sia del "girellino" che permetteva il passaggio pedonale sulla ferrovia e il collegamento tra via C.Servolini e via Pascoli - l'attribuzione della strada al pittore e straordinario acquafortista livornese (1876-1948) avvenne nel 1966 - e via G.Pascoli ; nonché del marciapiede sul lato a monte con transito diretto verso la nuova sede della farmacia.

- La realizzazione dei due porticcioli, quello per il circolo nautico di Q., inaugurato nel 1956, e quello di Chioma del 1975, connesso alla lottizzazione c.d. Befani - dal nome proprietario dell'intera zona limitrofa alla foce del torrente, famoso allora per essere presidente della squadra di calcio della Fiorentina campione d'Italia - con cui si vincolò la costruzione dell'omonimo residence alla realizzazione del porticciolo fluviale, con diga di rispetto.
Per i dati tecnici occorre sentire l'ufficio escavazione porti del Genio civile.
Prima della realizzazione del porticciolo di Quercianella, ci fu nel '35 un primo progetto volto a consentire la protezione della barche a remi utilizzate per la pesca delle aragoste; pesca che si pensava si dovesse incrementare.
Il porticciolo del CNQ, è un porto di IV classe, con un braccio di scirocco, poi successivamente protetto con frangiflutti. Nasce, su spinta dell'Amministrazione comunale di cui è proprietà e a cui spetta la manutenzione, come approdo, e tale è rimasto, nonostante i tanti "appetiti" del turismo nautico a potenziarlo, grazie ai limiti e vincoli infrastrutturali e di servizio richiesti per un porto di classe superiore, e ai bassi fondali che, anche per l'azione di "insabbiamento" prodotto dalle correnti marine, non si è ritenuto di abbassare con costose escavazioni.
Anche questo ulteriore connotato più che essere letto come fattore limitante dello sviluppo turistico, andrebbe interpretato, sulla base delle attività svolte dal circolo nautico, di forte e caro radicamento alla comunità, come un ulteriore pregio di Quercianella.
Il CNQ, che, tra le sue diverse attività partecipa alle tradizionali gare remiere dei gozzi per il Palio Marinaro di Livorno e ad importanti gare veliche - in attesa di essere ammesso al Palio aveva persino organizzato, in occasione della festa di S. Anna, un proprio palio con barche più piccole, una delle quali riempita di terra è posta nei pressi di Chioma come testimone di accoglienza cittadina - a seguito della ristrutturazione della sua sede completata nei primi anni 2000, dispone oggi di una più funzionale e moderna struttura per le sue diverse attività, sportive e sociali.

Ma, paradossalmente, si può dire che tutte queste innovazioni infrastrutturali, se hanno agevolato lo sviluppo edilizio (la stazione ferroviaria), potenziato e migliorato la fruizione del territorio e delle sue risorse (viabilità e porti), non hanno sostanzialmente modificato quella caratteristica di sistema chiuso, periferico e marginale, che Quercianella ha avuto fin dall'antichità.
Anzi, nonostante essa sia ancora un'oasi, rispetto all'accerchiamento a tenaglia costituito dall'incontenibile sviluppo edilizio di Livorno e di Rosignano Marittimo, si è aggravata funzionalmente la sua caratterizzata iniziale, fissata:
- dalla netta divisione del paese in due parti, a valle e a monte del doppio e parallelo laccio, stradale e ferroviario;
- da due soli accessi stradali verso il mare, primaria perdurante risorsa "economica" per il turismo balneare: quello all'altezza del Rogiolo e quello in prossimità del Chioma. Accessi che delimitano il paese, segnandone il confine a qualsivoglia espansione, se non quella verso l'entroterra solo in teoria preservato dai vincoli della sua appartenenza al Parco Provinciale dei Monti Livornesi;
- dalla mancanza di comunicazione diretta tra le diverse parti abitate collocate a monte dell'Aurelia (battezzate, non si sa se da naturalisti o da contradaioli senesi, Chiocciola, Tartaruga, Istrice, Riccio): la lottizzazione Massini, dal nome del proprietario del terreno, sopra via Kaiser Parodi - comprensiva di via Ginepri, Eriche, Albatri, Glicine e Vitalba -, realizzata dall'ing. Ruberti, e la lottizzazione Mancioli, professionista fiorentino, effettuata sulla collina antistante, comprensiva della prosecuzione di via Falcucci e di via Benvenuti, cioè di via Oleastri; nonché di via E. De Amicis;
- dalla limitata disponibilità di una passeggiata a mare, nel tratto tra il porticciolo turistico e i bagni del Rogiolo.
Di tutto ciò sarebbe auspicabile una ricerca cartografica dello stradario storico - basato su i suoi due connotati principali, quello naturalistico, i nomi delle piante della macchia, e quelli degli artisti dell'epoca, Fattori, Fucini, il gruppo dei Macchiaioli, ma anche di chi ne ha onorato la comunità col proprio sacrificio, come padre Gambini, ucciso a Castiglioncello - , nei successivi incrementi e adeguamenti, e nelle diverse modifiche nominative, a partire dai primi del '900, di cui riportiamo soltanto l'assetto vigente (tav. V).
In conclusione, si ha, nella stagione estiva, un disagio notevole nell'accesso e nel parcheggio sia automobilistico che motociclistico, in una viabilità che, peraltro, avendo mantenuto i caratteri originali di tracciato e di dimensioni (con una larghezza spesso da strada vicinale), risulta inidonea a sostenere l'attuale pressione antropica ed automobilistica. Nel periodo estivo, Quercianella, senza soluzione di continuità, subisce fisicamente la pressione di un traffico balneare, annualmente crescente, che da Livorno inizia a intasare l'Aurelia, di fatto declassata a strada urbana con funzione di parcheggio, fino a strozzare il tratto finale dell'imbuto, tra Romito e Chioma, dove, in parallelo al vecchio tracciato dell'Aurelia, finalmente riprende la superstrada di grande comunicazione.
Tutto ciò è certo aggravato dal mancato completamento della "variante Aurelia s.g.c.." (s.s.n.1), dalla località Maroccone fino a Chioma. Nonostante l'approvazione del progetto esecutivo, è forse ingenuo pensare che esso resti inattuato solo per ragioni finanziarie, per quanto ingente sia la copertura necessaria alla sua realizzazione, tutta in galleria e in ponti. In effetti, quale che sia il giudizio sull'opportunità di costruire un'opera siffatta in zona di alto pregio naturalistico e paesaggistico, è proprio il peso, anche politico, "periferico e marginale" di Quercianella - la cui piccola comunità si ritiene possa sopportare, senza significativi contraccolpi politici, il disagio dell'attraversamento di tanto traffico anche di mezzi pesanti - che impedisce il completamento dell'opera.
In ogni caso, a causa dell'attuale percorso dell'Aurelia nel tratto abitato di Quercianella e di quanto è imputabile al tracciato della ferrovia, si può fondatamente affermare in conclusione che la struttura urbana del paese resta stabilizzata e con essa resa molto difficile ogni pur parziale soluzione ai problemi di un più coerente riassetto urbanistico; come è altrettanto difficile pensare che la comunità, nonostante le perduranti, accennate difficoltà strutturali, possa ricomporsi in un nucleo abitativo più razionale e unitario esprimendo una più autentica identità anche storica di comunità, e progettare, non solo nel periodo estivo, una più matura consapevolezza del proprio futuro urbanistico.
Un futuro che se, da un lato, riflette i numerosi già rilevati caratteri, limiti e condizionamenti geografici e storici; dall'altro, si decide piuttosto sulla capacità della comunità di resistere alle criticità e pressioni sempre in agguato, che inevitabilmente mettono a rischio la salvaguardia della sua identità ambientale e paesaggistica.